E’ urgente condurre una riflessione sulle Autocrazie, sistemi politici sempre più diffusi, apparentemente vincenti, per qualcuno inarrestabili. Riflettere sulle caratteristiche delle Autocrazie e sul loro rapporto con gli stati che dicono di ispirarsi alle democrazie di tipo democratico.
Intanto, metto insieme queste due riflessioni tratte da contenuti d’informazione dei primi giorni di gennaio 2025. Descrivono due conseguenze della presenza attiva di autocrazie indifferenti o ostili al quadro del diritto internazionale ufficialmente riconosciuto e faticosamente costruito, la cui alternativa è solo la forza e la sua violenta imposizione. Da una parte la opacità e la conseguente discrezionalità, senza riscontro e controllo condiviso, delle proprie azioni e dichiarazioni pubbliche. Dall’altra il totale rifiuto di ogni quadro di diritto e la conseguente sottomissione all’arbitrio di ogni individuo, praticata da uno stato, cioè in palese contraddizione con il diritto apparentemente teorizzato.
Tratto da Internazionale/Pianeta newsletter del 25 gennaio 2025
| “Emissioni fantasma |
| Quando i clorofluorocarburi, la classe di gas responsabile del buco nell’ozono, sono stati messi fuori legge dal protocollo di Montréal del 1987, l’industria dei refrigeranti li ha sostituiti con gli idrofluorocarburi. Ben presto però è emerso che queste sostanze, pur non danneggiando l’ozono, sono gas serra potentissimi che secondo le stime avrebbero potuto aumentare il riscaldamento globale di 0,5 gradi. Per questo nel 2016 più di 160 paesi hanno firmato l’emendamento di Kigali, impegnandosi a limitarne le emissioni. Secondo i dati ufficiali l’accordo è stato un successo: le emissioni di Hfc-23, un gas serra 14.700 volte più potente dell’anidride carbonica, sarebbero calate dell’80 per cento rispetto al 2008. |
| Ma uno studio basato sull’analisi della concentrazione atmosferica e pubblicato su Communications Earth & Environment sostiene che i progressi reali sono stati molto più limitati: anche se le emissioni di Hfc-23 stanno effettivamente calando, nel 2023 ammontavano ancora a più di 14mila tonnellate, cinque volte di più rispetto a quanto riferito dai governi. Gran parte della discrepanza è dovuta alla Cina, che sostiene di aver ridotto le sue emissioni a mille tonnellate all’anno. I dati raccolti da una stazione di monitoraggio in Corea del Sud suggeriscono invece che il dato reale sia di 5.600 tonnellate, più di un terzo del totale mondiale. Tra i principali responsabili ci sarebbero anche l’India e la Russia, ma la mancanza di stazioni di monitoraggio impedisce di fare stime precise.” |
Tratto da “Appunti” del 09.01 in cui Stefano Feltri si chiede “Cosa resterà del caso Cecilia Sala”
[…] “Seconda consapevolezza: il giornalismo in questa storia non c’entra niente, Cecilia Sala non è stata arrestata per quello che faceva come lavoro, ma perché era italiana, e all’Iran serviva un ostaggio per aprire una trattativa sul suo ingegnere fermato a Malpensa. Può sembrare una sottigliezza, ma il punto è che sono a rischio tutti i cittadini di Paesi in grado di pagare riscatti, non soltanto i cronisti.
Abbiamo visto che è un fallimento esportare la democrazia con le armi, come dimostrano Afghanistan e Iraq, ma convivere con i regimi criminali e oppressivi è un pericolo, per tutti. […]
Ma dobbiamo essere consapevoli che abbiamo a che fare sempre più spesso con soggetti – Stati, dittatori, milizie, terroristi – che sono disposti a usare la violenza e la sopraffazione in modi ai quali noi – noi occidentali, democratici, pacifici – non siamo preparati.
Viviamo in un mondo sempre più pericoloso, rispetto a quello che abbiamo conosciuto nei decenni della globalizzazione americane. E dobbiamo ancora decidere – noi europei, occidentali, noi italiani – come affrontarlo, se ritirandoci nei nostri confini, se rispondendo alla forza con la forza, o accettando di diventarne vittime pur di non rimettere in discussione il nostro stile di vita.”
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