Martedì 30 Giugno 2026

Carlo ed Amelia Rosselli. La storia come libertà e come malattia

Un racconto europeo per crepe e traumi.

Intervento a cura di Massimo Cellai (Lucca @Europa) proposto giovedì 11 giugno 2026 all’incontro “Amelia Rosselli e l’assillo è rima”, all’interno del ciclo “Poesia che ti guardo” organizzato dalla Associazione Millimetrica.

Vi ringrazio per la gentilissima proposta che avete rivolto a Lucca@Europa di contribuire a questo appuntamento su Amelia Rosselli. Da una parte ci avete chiesto di contestualizzare storicamente la vita di Amelia Rosselli, gettare uno sguardo alla Storia con la “S” maiuscola del novecento, ma dall’altra di far conoscere Carlo Rossselli, il padre di Amelia, quindi uno sguardo verso la storia con la “s” minuscola. Tralasciando le complesse questioni di filosofia della storia che stanno alle spalle di maiuscole e minuscole, ho cercato di costruire un racconto argomentato del rapporto tra la storia e la famiglia Rosselli. In fondo lo ha fatto anche Amelia per molta parte della sua vita: “Leggevo per ricostruire la figura di mio padre, quasi totalmente da me dimenticata».

Ringrazio in modo particolare Italo Buono che mi ha procurato materiale prezioso. In particolare lo ringrazio per un ritaglio di giornale, dal Corriere della Sera di domenica 8 febbraio, che contiene una nota biografica di mano della poeta Amelia Rosselli datato maggio 1986 e oggi custodito al Fondo Manoscritti di Pavia.  La partenza giusta per farmi essere già a metà dell’opera.

Ho attinto ad altre fonti che mi preme ricordare: articoli di Matilde Manara, Alessandra Giannitelli, Francesco Papafava e Sebastiano Triulzi. Ho affiancato al libro di Carlo Rosselli “Socialismo liberale” il testo di Valdo Spini “Il socialismo delle Libertà”, pieno di informazioni oltre che di riflessioni e analisi.

Noi stasera ci occupiamo di una storia europea. Tutte le nostre storie sono europee, certo, ma questa lo è in maniera profonda (corpi e lingue, pensieri e azioni in questa storia sono comprensibili solo entro una prospettiva europea) ed estesa (si va dall’Italia a Tel Aviv, dalla Francia all’Inghilterra e si fugge in Canada e negli USA). Inoltre è una storia lungimirante: parla del passato, del presente e del futuro dell’Europa.

Molti eventi si collocano tra gli “Anni Venti” e gli “Anni Trenta” del novecento. Mi sono sempre chiesto se sia stato più terribile vivere negli anni venti del novecento o nei suoi anni trenta. Se sia stato più pesante non riuscire a impedire con l’azione quanto razionalmente intravedevi con la ragione o essere collettivamente e individualmente travolti dal loro terribile realizzarsi.

Matilde Manara parla del “trauma intergenerazionale che, come la crepa di una casa, tiene insieme e mina al tempo stesso la struttura dell’abitare.” Abito nel Centro Storico di Lucca e conosco il ruolo delle crepe. Quindi il mio sarà un racconto storico per “crepe e traumi”.

Carlo Rosselli nasce a Roma il 16 novembre del 1899, l’anno successivo nasce Sabatino Enrico detto “Nello”, terzogenito, Aldo Sabatino era nato a Vienna nel 1895. Nascono in un’agiata famiglia ebraica repubblicana e mazziniana (con protagonisti dalla Repubblica di San Marco alla Repubblica Romana e un bel ramo livornese).

La Storia. Prima crepa/ Primo trauma.
La Grande Guerra, prima parte della “Guerra Civile Europea 1914 – 1945”.

Siamo al climax di quel percorso di profondo cambiamento europeo in nome della libertà che va dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo della notte di agosto del 1789, alla sua realizzazione prima nazionale (Risorgimenti), poi nazionalista, infine imperialista. La libertà, che ci arriva dalle profonde e dialoganti radici greco – latine ed ebraico – cristiane, viene pensata, costruita e dichiarata da avanguardie sociali e culturali straordinarie. Cresce e si realizza su drammatiche fratture sociali, diventerà dignità di pochi o di molti, cambierà realizzandosi, ora la libertà è schiacciata nella guerra civile europea che ne nega gli stessi fondamenti. Se un tempo è gravido di possibilità (E. Bloch), molte di quelle aperte dal cammino della libertà sono abortite nella guerra civile europea. Il tempo nuovo è gravido di altro e si intravedono mostri. Niente sarà più come prima. Niente.

Dalla Storia universale al suo particolare: “Noi giovani”.
Carlo Rosselli è uno studente indisciplinato e dal ginnasio la famiglia lo dirotta a studi tecnici, ma Nello è al ginnasio e lì stampano e diffondono un giornaletto di impegno civile e morale entusiasticamente interventista e democratico. Ognuno di loro contribuisce con racconti e saggi, storie edificanti e riflessioni, anche Carlo. Il fratello maggiore di Carlo e Nello, Aldo, scansa il privilegio di servire nella Croce Rossa perché studente in medicina. Alla madre disse: «Ti pare che potrei mai rassegnarmi a fare il ‘pappino’, al sicuro, dopo aver gridato per mesi in piazza ‘Viva la guerra’ e che migliaia di disgraziati che non sanno perché la fanno, che non l’hanno né voluta né invocata sono mandati al fronte? Ti parrebbe che sarebbe bello?». Nel 1916 morirà nella guerra civile europea in corso. Niente sarà più come prima, per nessuno.

Chi ha seguito le tracce di questo “foglio” giovanile, lo ha ritrovato “nella casa di Bona e Lia Cividalli a Ramat Khen, un borgo-giardino della municipalità di Ramat Gan, satellite di Tel Aviv, conservato da Gualtiero Cividalli, promotore insieme a Nello Rosselli del periodico studentesco. Oggi, grazie a loro, si possono leggere alla Fondazione Giovanni Spadolini. Per le Leggi razziali del 1938, Gualtiero Cividalli emigra in Palestina con la moglie Maria D’Ancona e cinque figli/e e partecipa attivamente alla fondazione dello Stato di Israele. Il 21 giugno 1967, una decina di giorni dopo la fulminea vittoria delle armi israeliane scriveva: «Soltanto se riconosceremo agli arabi tutti i diritti e li tratteremo veramente come fratelli e non come nemici, sarà possibile raggiungere la vera pace». Dagli anni venti del novecento ai nostri anni venti.

La Guerra Civile Europea avanza: Germania 1920/1921 Italia 1921/1922.
Seconda crepa, secondo trauma: Giacomo Matteotti.
Utilizzo la scorciatoia: dimmi con chi vai ti dirò chi sei.
Carlo Rosseli conosce, attraverso Nello, Gaetano Salvemini e comincia a frequentarlo come maestro. Incontra e apprezza tra i socialisti Filippo Turati e poi Giacomo Matteotti.  Nel 1922 si trasferisce a Torino, collabora con Piero Gobetti e pubblica articoli su “La rivoluzione liberale”.

Nel 1921 Carlo partecipa al Congresso del PSI che dal 1929 è parte della Terza Internazionale. E’ il Congresso che vede l’uscita dell’ala filo-bolscevica e la nascita del PCI. I massimalisti, che accusavano Filippo Turati di “apologia del collaborazionismo parlamentare”, cacceranno i riformisti al successivo XIX Congresso nazionale del Partito socialista, riunito a Roma dal 1° al 4 ottobre 1922. Gli espulsi della tendenza che fu definita «degenerazione democratica e parlamentare del socialismo», il giorno dopo fondano il Partito Socialista Unitario insieme con i gobettiani. Ottobre 1922, forse vi ricorda qualcosa e le parole che scriverà nel 1929 Carlo Rosselli sul gruppo dirigente socialista di fronte all’ascesa fascista sono durissime.

Nasce a Firenze nel 1923 il Circolo di Cultura : Salvemini, certo, ma poi Piero Calamandrei, Enrico Finzi, Gino Frontali, Piero Jahier, Ludovico Limentani, Alfredo Niccoli, Ernesto Rossi e Carlo Rosselli.  
Il 31.12.1924 la sede viene devastata dai fascisti e il Circolo chiuso dal prefetto
Carlo arriva nel 1923 a Londra per laurearsi con una tesi sul sindacalismo inglese. Apprezza il laburismo, conduce studi sulla Fabian Society partecipando ai suoi seminari.
Alla notizia dell’assassinio di Giacomo Matteotti, Carlo si inscrive al PSU. Nello è entrato nell’Unione Democratica di Giovanni Amendola.

Quando nel 1925, grazie alla la collaborazione di Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Nello Traquandi, Dino Vannucci e Nello Rosselli esce il foglio clandestino “Non Mollare”, Carlo lo giustifica così: “abbiamo da assolvere una grande funzione, dando esempi di carattere e di forza morale alla generazione che viene dopo di noi». Sono parole coerenti con quanto scriverà in “Socialismo liberale”.

Della intensa attività politica precedente l’operazione con la quale Turati verrà portato in Corsica e che costerà l’arresto a Carlo Rosselli e Ferruccio Parri, cito l’altro foglio antifascista, “Quarto Stato”,pubblicato nel marzo 1926 insieme a Pietro Nenni.

Il 25 Luglio 1926 Carlo Rosselli e Marion Cave si sono sposati a Genova con rito civile. Marion proviene da un sobborgo popolare di Londra, da famiglia di origine modesta e di religione quacchera, venuta per studio a Firenze, dove Carlo la incontra. Marion condividerà le battaglie e le persecuzioni di Carlo che seguirà a Lipari nel confino e poi a Parigi nell’esilio. Marion verrà arrestata per complicità quando nel 1929 Carlo riesce a fuggire da Lipari prima in Tunisia e poi a Parigi. Rilasciata per le sue precarie condizioni di salute, Marion partorirà Amelia (detta Melina) a Parigi il 28 marzo del 1930. Amelia è la secondogenita, John ( detto “mirtillino”) è nato l’8 giugno 1927 a Firenze, Andrea (detto Aghi) nascerà a Parigi nel 1931..

Terza crepa / Terzo trauma: la Guerra di Spagna
1929, Gaetano Salvemini, Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti fondano con Rosselli “Giustizia e Libertà”.
Carlo ritrova nel 1929 a Parigi, tra le carte salvate a Lipari da Marion, il testo sul socialismo che ha scritto mentre era al confino. Lo rivede e lo pubblica nel 1930 presso la Librairie Valois col titolo “Socialisme liberale”.

Giustizia e Libertà diventa soggetto politico importante tra gli esuli non-comunisti in Francia, ma è con il tradimento di Francisco Franco ed il colpo di stato partito dalle caserme coloniali contro il legittimo governo repubblicano di Spagna, che il ruolo di Carlo Rosselli diventa fondamentale.

Nell’agosto del 1936, Carlo organizza insieme all’anarchico Camillo Berneri la Sezione Italiana della Colonna Ascaso. Combatte ad Huesca. Dissidi interni lo spinsero a sciogliere la Colonna da lui guidata e a fondare nel 1937 il battaglione Matteotti.

Il 13 Novembre del 1936, Carlo lancia da Radio Barcellona un appello che scuote gli ambienti antifascisti italiani:
«È con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna. Oggi qui, domani in Italia. Fratelli, compagni italiani, ascoltate. È un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona. Non prestate fede alle notizie bugiarde della stampa fascista, che dipinge i rivoluzionari spagnuoli come orde di pazzi sanguinari alla vigilia della sconfitta.».

L’appello alla mobilitazione armata per la Spagna Repubblicana da parte dei Rosselli è una denuncia aperta del comportamento rinunciatario del governo liberal – conservatore inglese e del fronte popolare a Parigi. Per la strategia fasci – nazista, che fa della Spagna il banco di prova della guerra mondiale e che conta sull’inerzia inglese e francese, è un appello pericoloso che va subito schiacciato nel sangue. Non solo. Carlo Rosselli lancia proprio in quel messaggio la parola d’ordine della rivolta armata contro il fascismo in Italia. Rosselli vede e capisce l’assalto nazi – fascista che parte dalla Spagna e che può essere fermato solo con la resistenza armata in Spagna e in Italia.
Scriverà Carlo Rosselli  nel 1929: “Per la prima volta nella storia d’Italia la rivendicazione dei diritti inalienabili della persona e del principio dell’autogoverno si pone come problema di popolo e non più come problema di una setta di iniziati […] l’oppressione fascista prepara l’unità morale del popolo italiano”.
L’appello da Radio Barcellona per una resistenza armata “oggi in Spagna e domani in Italia” dice che per Giustizia e Libertà quella preparazione, alimentata dall’oppressione fascista, è giunta a maturazione.
Il regime fascista condanna a morte Carlo e Nello Rosselli.
Dal 1934 Mario Roatta è capo del Servizio Informazioni Militari, incaricato proprio di intensificare la repressione violenta degli esuli antifascisti. L’attenzione punta in modo particolare sui rapporti tra esuli antifascisti e guerra di Spagna, dove Roatta sarà nominato nel 1936 comandante del Corpo Truppe Volontarie italiane a fianco delle truppe golpiste di Francesco Franco.
L’assassinio dei fratelli Rosselli fu eseguito il 09 giugno 1937 a Bagnole de l’Orne dalla formazione terroristica di estrema destra francese “La Cagoule”, ufficialmente  “Organisation secrète d’action révolutionnaire nationale (OSARN)

Per Carlo Rosselli si apre la stagione difficile della memoria antifascista e socialista.  Carlo è il martire antifascista per antonomasia, ma è un socialista scomodo nell’Italia del fronte popolare. Togliatti nel 1934 aveva definito Giustizia e Libertà “fascismo dissidente”, più tardi si aprirà alle collaborazioni antifasciste, ancora più tardi arriverà la svolta che porta all’unità nella Resistenza. Come dice Valdo Spini in un intervento del 1986 alla presenza del Presidente Pertini, “il pensiero politico di Carlo Rosselli non ha avuto facile accesso al dibattito politico e storiografico”.
Carlo Rosselli, il  libertario, il liberale, il socialista.

LA GUERRA CIVILE EUROPEA continua a scavare il suo solco di violenza e sofferenza: Parigi occupata, l’Inghilterra bombardata.
Per Marion, John “Mirtillino”, Amelia “Melina” e Andrea “Aghi”, significa fuga in Canada, poi New York, ma mai casa.  Marion dopo la notizia della morte di Carlo ha un vera e propria forma di “afasia selettiva”, non è più in grado di parlare italiano. Il rientro a Firenze la spinge subito alla fuga da un’Italia che vede sempre uguale al suo passato.
Nel 1948 Amelia fa la scelta più pesante e sceglie l’italiano del padre, ma “La Vita Breve” accompagna ormai Amelia («O vita breve tu ti sei sdraiata presso di me che/ ero ragazzina e ti sei posta ad ascoltare su/ la mia spalla, e non chiami per le rime.» ): nel 1949 Marion muore a Londra e il rapporto di amore e angoscia tra Amelia e Marion, quel corpo presente che aveva sottolineato quello assente del padre, l’ha improvvisamente lasciata sola, di nuovo sola. Quando Amelia torna da Londra dice agli amici che vuole essere chiamata Marion, col nome della persona che da sempre era per lei “il popolo”, prima di incontrare Rocco Scotellaro, l’atro corpo che gli parlerà del popolo, che la farà sentire parte del popolo dei deboli, dei poveri del sud.  Ma anche lui, anche quel corpo e la sua poesia, morirà dopo soli tre anni.

Carlo Rosselli, “Socialismo liberale”. La  Storia come Libertà

Come già detto, questo importante testo è stato scritto da Carlo Rosselli a Lipari, rivisto e pubblicato in Francia nel 1930, infine pubblicato in Italia prima traducendo l’edizione francese e finalmente utilizzando le carte autografe dell’autore

In questo breve contributo mi permetto di isolare tre temi fondamentali. Una pars destruens dedicata al marxismo, una pars costruens dedicata al socialismo, una dedicata alla questione italiana.

Pars destruens: il marxismo.
Il marxismo è filosofia determinista e antropologia materialista incapace di pensare uomini liberi
. La storia, secondo Marx, è processo condotto da forze immanenti alla stessa, nel caso particolare le forze produttive, ed è quindi processo nel quale la volontà umana e la sua coscienza non giocano nessun ruolo di rilievo.
Rosselli si colloca nel solco della svolta soggettivista e volontarista della filosofia di primo novecento e relega Marx entro un materialismo ed un meccanicismo deterministico grossolano e datato. I possibili richiami ad un “hegelismo di basso rango” aggravano il quadro interpretativo  che razionalizza il reale per esaurirlo nella propria autonoma logica interna.
Il revisionismo marxista ha fallito. Ognuno di loro ha cercato di fare posto nel sistema di Marx alla volontà, ma l’impresa era destinata al fallimento perché quel sistema non la prevede. Quindi, secondo Rosselli, invece che esplicitare le caratteristiche di quella filosofia per superarla e abbandonarla, sono tutti rimasti prigionieri della loro setta, di destra o di sinistra, proclamandosi i puri interpreti di un marxismo che hanno invece dimostrato ormai morto. Di conseguenza le vecchie generazioni, anche se scosse e traballanti dai vari revisionismi, non si sono mai liberate da schemi, linguaggi e formule che le hanno  incapsulate, mentre le nuove generazioni erano già ben oltre e provavano solo smarrimento di fronte ad atteggiamenti così dogmatici e conservatori.

Pars costruens: il Socialismo
Dice Carlo Rosselli: “Il socialismo, colto nel suo aspetto essenziale, è l’attuazione progressiva della idea di libertà e di giustizia tra gli uomini […] sforzo progressivo di assicurare a tutti gli uomini una uguale possibilità di vivere la vita  che solo è degna di questo nome, sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni che oggi ancora domina il maggior numero” […] “Ché la società in quanto organizzazione è mezzo a fine, è strumento al servizio degli uomini e non di entità metafisiche, siano esse la Patria o il Comunismo”.
Il carattere eccessivamente astratto di questa definizione sembra non riuscire a cogliere il socialismo nella sua effettiva identità, ma Rosselli vuole sottolineare che “il socialismo non è la socializzazione, né il proletariato al potere né la materiale uguaglianza” che sono solo mezzi misurabili al livello della educazione delle masse. “Uno stato libero vuole prima e soprattutto uomini liberi.” Per questo l’eterno enigma tra trasformazione delle cose e trasformazione delle coscienza porterà sempre i marxisti a porre in primo piano il mezzo con le sue conseguenze deterministiche, “ma noi che vediamo la trasformazione, sia pur lentamente, svolgersi sotto gli occhi nostri […] sentiamo tutto il tormento e la attualità dei problemi di moralità e coltura”

L’Italia e gli italiani.
Il problema italiano è essenzialmente problema di libertà”. Servaggio sociale, servaggio politico, servaggio religioso “hanno esentato per secoli gli italiani a pensare in persona prima”. “Gli italiani sono pigri moralmente […] il fascismo è, contro tutte le apparenze. il più passivo risultato della storia italiana”.
Rosselli condivide quindi l’immagine gobettiana del fascismo come autobiografia della nazione “che rinuncia alla lotta politica,, che ha il culto dell’unanimità, che rifugge dall’eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo”.
Ma Rosselli pensa che “è il fascismo che sta preparando gli italiani a fare della libertà il loro problema e obiettivo di popolo ed esiste già una generazione di italiani pronti a trasformare il fascismo in un episodio”.
Il marxismo ha portato nella piccola vita italiana l’eco viva e sovvertitrice dei problemi e delle lotte europee. Colmando, almeno nelle idee, quel penoso distacco tra Italia ed Europa che esisteva nel regno dei fatti. Oggi invece Marx è diseducativo, con i suoi moventi di ordine inferiore, il suo grossolano materialismo, il demone utilitario che corrompe ed imborghesisce. Ma “Marx è diventato il tabù”. “Il Verbo s’era trasformato in lettera, la fede in rito, il ribelle in prete”. “E’ stata la paralisi, lo sciopero dei cervelli, la gioventù italian fu crociana, vociana, liberale, futurista, nazionalista, cristiana … ma non fu più socialista.” Perché? “Perché il socialismo è diventato utilitarista e filisteo.

La Storia come malattia

Da bambina Amelia Rosselli ha vissuto direttamente il problema del padre e dello zio
spiati, inseguiti, avvisati e sempre in pericolo, silenziosamente o apertamente minacciati, terrorizzati fino al loro assassinio. L’invisibile è più terribile del visibile perché quest’ultimo è solo l’ultima, dolorosa conseguenza del primo.
Lei sceglie la lingua italiana di Carlo e Nello, quella che Marion non riuscirà più a proferire dopo il massacro di Bagnole de l’Orne e che in Amelia  convive con il trauma della storia perché la lingua italiana è la lingua dei fascisti, è la lingua del potere violento.
Amelia torna nella patria linguistica che l’ha cacciata e ferita profondamente, in una patria ingiusta perché dimentica di quanto ha fatto a milioni persone, di quanto ha fatto a  Carlo e Nello, di quanto ha fatto a lei. Una patria, da lei definita “barbara”, che come suo solito è brava a voltare pagina repentinamente senza fare i conti con sé stessa. Come se gli italiani non conoscessero il senso di colpa. Parlando della nuova Italia che farà del fascismo un episodio, Carlo scriveva nel 1929 che “i giovani non amano le comode autoassoluzioni col ricorso ad un determinismo a posteriori”.
Per Amelia invece sarà un lungo percorso tra la storia che la invade e le ossessioni che la attraversano, dal 1948 fino al suicidio. La ripetizione dei traumi testimonia ad Amelia la validità delle sue congetture sulla congiura contro di lei e contro i deboli come lei.  Lei percepisce sulla sua pelle come trauma l’immaginario di paura e di angoscia, tipico di quegli anni tra fascismi e maccartismo, tra il sistema di controllo del Kgb sovietico e quello del maoista fino alle trame nascoste e violentissime di parte degli apparati dello stato italiano che  hanno tradito la Costituzione. Uomini e donne spiati, imprigionati e torturati da poteri visibili e invisibili ma sempre terribilmente violenti  E’ come se Amelia, attraverso la sua malattia, desse una forma narrata alle sue sofferenze e ai mali feroci del novecento.  Non è mai stata una apolide, non si è nemmeno mai sentita una cosmopolita, categoria positiva dell’illuminismo europeo, ma. come ha detto a Pasolini, si è sempre sentita un’esule, una fuggiasca.
Per queste ragioni penso che sia corretta la riflessione che affianca Amelia Rosseli a Primo Levi.  Anche lei è una reduce, è una salvata tra milioni di sommersi : non è un’ebrea perché l’ebraicità si assume per linea materna, non è stata in un campo di concentramento, ma anche lei ha subito la storia come trauma insuperabile che ha “detto” fino a che la lingua da lei scelta e la poesia sono stati in grado di dirlo. Quando quel profondo dolore non ha più avuto strade, relazioni e parole per essere condiviso, non possiamo sapere quanto possa essere stato insopportabile.


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