Le decisioni e le dichiarazioni in materia di immigrazione del governo italiano negano da tempo dignità alle persone migranti e rispetto per i loro fondamentali diritti umani.
Dopo il tragico naufragio a Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023, abbiamo assistito ad un crescendo di misure legislative e di comportamenti amministrativi lesivi dei valori della Unione Europea e dei principi della nostra Costituzione. Prima lo smantellamento della rete di accoglienza faticosamente sperimentata negli anni precedenti, poi la rigida regolamentazione delle attività di soccorso in mare e la individuazione per le Ong di porti di sbarco lontani dai luoghi di salvataggio. Ed ancora, la realizzazione di centri per il trattenimento dei migranti fuori dal territorio della Repubblica e la unilaterale individuazione dei paesi definiti sicuri ai fini del respingimento con procedure accelerate.
Il governo italiano è indifferente perfino alle analisi della Banca d’Italia e dell’Istat ed anche alle sollecitazioni che provengono dal mondo imprenditoriale sulla necessità di lavoratori in molti settori dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi. Eppure il lavoro legale sotto il profilo retributivo, contributivo, fiscale è strumento indispensabile per rilanciare l’economia del nostro paese e fattore primario di integrazione e affermazione della dignità di ogni persona.
L’emigrazione verso l’Europa è un dramma umano e sociale molto difficile da governare e la politica europea ne è da tempo fortemente condizionata; ma la sola via costruttiva da percorrere con reciproco vantaggio è condividere una legislazione comune di tutti i paesi dell’Unione che sia coerente con la tradizione europea di rispetto dei diritti umani fondamentali.
Il protocollo Italia-Albania, con la realizzazione oltremare di centri di identificazione e trattenimento, e la scomposta reazione di rappresentanti del governo alle autonome decisioni della magistratura prese sulla base delle norme in vigore, si inserisce in un contesto difficile e pericoloso dal punto di vista istituzionale, ed anche sociale ed economico.
L’attuale scontro con la magistratura mostra la volontà del governo italiano e della sua maggioranza di non conformarsi al diritto europeo vigente e soprattutto di mettere in discussione la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale. Una prova di forza nei confronti dell’Unione Europea e contro l’autonomia della magistratura, che accomuna l’Italia, che è stata tra i sei paesi fondatori del processo di integrazione europea, all’Ungheria di Orban. Nello stesso tempo, all’interno del paese si alimenta lo scontro politico, per giustificare ulteriori modifiche alla Costituzione, oltre quella già avviata con il “premierato”.
In vari paesi europei nei confronti dei migranti crescono paura e diffidenza che alimentano il consenso verso politiche violente e disumane, sostenute esplicitamente da alcuni governi e dalle forze politiche di estrema destra. È di qualche giorno fa, l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di un emendamento non vincolante, proposto da “Alternative für Deutschland”, di finanziare la costruzione di muri ai confini.
Abbiamo invece bisogno di politiche migratorie europee solidali, di relazioni e dialogo con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, di canali legali di accesso in Europa, di concreti progetti di integrazione sostenuti da adeguate risorse, di periodico riscontro dell’efficacia delle misure legislative adottate, mentre il governo sa solo parlare di deterrenza e di dissuasione.
I valori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sono alla base della convivenza europea e trovano tutela proprio nell’operato della Corte di Giustizia a garanzia di tutti i cittadini e anche delle persone migranti. Su questa difficile frontiera si gioca il futuro dell’Unione Europea e quello della Costituzione italiana.
Preoccupa che il governo alimenti un clima di paura e di ostilità nei confronti dei migranti, a prescindere dalla valutazione dei motivi che spingono ciascuno di loro ad abbandonare il loro paese, ed è inaccettabile il continuo uso di parole e comportamenti lesivi della dignità umana. Sembra essersi smarrita quella “riserva di umanità” che dovrebbe caratterizzare sempre chi ha responsabilità istituzionali nel governo di un paese democratico.
Dipende anche da noi riaffermare diritti e democrazia in Italia e in Europa.
Lucca, 3 novembre 2024
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