Arturo Marzano “Questa terra è nostra da sempre”
Alcune buone ragioni per consigliare la lettura del libro di Arturo Marzano:
Unisce il rigore del saggio scientifico all’urgenza di chi si sente coinvolto personalmente, chiamato in causa dagli uni e dagli altri. Arturo Marzano è professore di storia e istituzioni dell’Asia. Una identità professionale precisa che comporta la assunzione di un metodo rigoroso, competenze che diventano un abito e una personalità. Insomma, sai cosa ti aspetti: metodo, documentazione, argomentazione sostenuta da elementi e coerenza razionale. Ti aspetti questo, fino a quando qualcuno non ti tradisce, ma Arturo Marzano non tradisce.
Ha un intento esplicativo, vuole consegnare elementi e argomenti che aiutino alla comprensione ma anche alla partecipazione. Lo fa prendendo di petto le questioni di fondo. Il nostro tempo è davvero un “fake time”, un tempo in cui la verità è indiscernibile, anzi non interessa proprio. In questo tempo ogni affermazione genera un mondo e ognuno vive dentro uno o più di quei mondi. L’intento del libro è di andare a vedere quali elementi e quali ragioni giustifichino una affermazione ed il mondo che genera; un intento prezioso. Senza sentirsi obbligato a chiudere la propria analisi con la spunta certa del vero e del falso, ma ribadendo la necessità della ricerca da cui possa scaturire un giudizio di vero /falso.
Non si ferma al compito della necessaria comprensione dei singoli nodi problematici. Insomma non si sottrae dal prendere posizione e lo fa proponendo il necessario riconoscimento delle aspirazioni legittime delle due parti in causa. Si carica di una prospettiva largamente compromessa nel presente, dove domina la guerra come unica soluzione dei conflitti, quindi la necessaria negazione di una delle parti del conflitto stesso. Non sorprende quindi che si collochi tra coloro che ” si sono profondamente sole a causa delle difficoltà di esprimere le loro idee che non collimavano affatto con le narrazioni prevalenti.”
Mi permetto di proporre una struttura di lettura sottostante alla organizzazione data al testo in dieci capitoli più conclusioni.
Nei primi tre passi l’autore analizza tre questioni che sono all’origine dell’intera vicenda israelo – palestinese.
Si parte dal cuore del problema, la terra. La vicenda palestinese ci tiene da ottanta anni ancorati a questo nucleo primigenio della vita umana, il rapporto tra i gruppi umani e la terra. Quando guardiamo una “terra” vediamo ciò che i nostri occhi cercano, vogliono, rappresentano. Lo sguardo autocentrato e imperiale guarda la Palestina e vede una terra incompiuta in attesa di civilizzazione.
Segue una analisi del fenomeno “sionismo”, cioè del soggetto politico – culturale che scaturisce dalla questione ebraica e si presenta come risposta a quello sguardo occidentale sulla Palestina. Ne consegue la domanda sul rapporto tra sionismo e colonialismo, sulla sua identità di risorgimento ebraico e/o raffinata e particolare forma di colonialismo europeo.
I cinque passi successivi affrontano cinque nodi di carattere storico particolare. Attraverso questi cinque avvenimenti si ricostruisce la vicenda di Israele, si intravede la vicenda palestinese ormai inscindibile da quella dell’insediamento israeliano, si rimettono al centro della attenzione alcuni passaggi fondamentali della stessa autocomprensione israeliana e palestinese. L’intento non è di ricostruire quegli eventi ma provare a chiarire particolari narrazioni di quelle vicende che oggi sono diventati pilastri fondamentali delle strategie politiche dell’una e dell’altra parte. La guerra dei sei giorni, per esempio, è l’emblematico snodo storico da cui si origina la nuova sempre più diffusa visione teologico-nazionalista di Israele.
A questo punto l’autore è pronto al promesso lavoro di de – costruzione di alcune affermazioni diffuse e delle narrazioni relative. Non solo affermazioni su Israele e i palestinesi (i palestinesi e le occasioni perse, Israele e la pulizia etnica, per esempio ) ma slogan che riguardano le piazze pro e contro nel mondo (sionisti come nazisti, Hamas e l’Isis, antisemitismo ed antisionismo ) fino a coinvolgere i “fratelli” arabi e i “con – fratelli” islamici.
Tra queste narrazioni, quella che propone il binomio inscindibile tra Israele e la democrazia assume un ruolo particolare perché se è una delle affermazioni identitarie più diffuse, in realtà affronta uno dei nodi più drammatici della vicenda israeliana, il rapporto tra sionismo e democrazia e tra guerra e democrazia. Potremmo dire che questa analisi è il punto di caduta, il passaggio ineludibile dell’intera questione.
Infine, il testo stende le proprie conclusioni proprio asserendo di non avere nuove certezze da vendere. La negazione del carattere obbligato, necessario, dell’odio tra le parti attualmente in conflitto é la premessa per intraprendere la strada attualmente esclusa proprio dalla guerra permanente e dagli avidenti intenti genocidari presenti sia nelle azioni del sette ottobre che nell’azione del governo israeliano: “La sola possibilità che Israele prosperi è che lo faccia anche la Palestina […] Solo se l’alterità viene riconosciuta nelle sue aspirazioni legittime, si può raggiungere la pace”
- Una terra disabitata. Eurocentrismo orientalista
- Sionismo
- Sionismo e colonialismo
- Il ruolo Inglese
- Comunità araba e mancato autogoverno
- 1948: gli arabi
- 1948: Nakba
- Guerra dei sei giorni
- Palestinesi/arabi, occasioni perse
- Sionisti come nazisti
- Genocidio a Gaza
- Antisionismo e antisemitismo
- Hamas come Isis
- Israele democrazia piena?
- Odio atavico
- Alterità legittima
Il rapporto tra sionismo e struttura possibile dello Stato nazionale israeliano è questione che precede l’analisi del drammatico quadro internazionale attuale e delle sue conseguenze sulla questione israelo – palestinese. La possibilità per Israele di essere un popolo come tutti gli altri popoli.
SECONDA PARTE
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