Votiamo insieme per Cittadinanza e Lavoro
Le democrazie fondate su un assetto costituzionale, stato di diritto e libero consenso dei cittadini, sembrano versare in grave crisi.
Le ragioni di tale crisi cambiano al cambiare delle interpretazioni e letture: strutture economiche troppo mutate o terribilmente permanenti e pervasive, mutamenti sociali profondi o troppo repentini, tecnologie innovative dall’impatto antropologico, crisi valoriale con perdita di identità o con processi identitari chiusi e violenti, strutture della partecipazione e ceti politici sempre più inadeguati da cui consegue un eccesso di delega o una populistica distruzione di ogni forma di intermediazione.
Se spesso la politica è accusata di essere autoreferenziale, lontana dai problemi dei cittadini (mi annoio già a scriverlo) e comunque chiusa dentro comitati elettorali e organi delegati che sottraggono le decisioni alla partecipazione dei cittadini, di sicuro questa volta nessuno potrà dire che siamo chiamati a votare su temi secondari scavalcando le priorità e le urgenze.
Lavoro (quattro quesiti), cittadinanza (un quesito). Il top.
Noi italiani sappiamo che lo strumento referendario previsto dalla Costituzione si è dimostrato storicamente all’altezza del compito a cui era destinato ma che soffre da tempo di problemi evidenti lasciati irrisolti, per esempio il carattere esclusivamente abrogativo (salvo i referendum a carattere costituzionale) e il ruolo del quorum che nel tempo ne ha alterato l’utilizzo ed il significato, andando secondo me ad intaccare l’equilibrio legislativo tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta pensato dai costituenti.
Di sicuro la democrazia poggia su una vita politica attiva e consapevole della comunità, su una opinione pubblica informata, su un ceto politico responsabile, su strumenti di democrazia indiretta e diretta adeguati, utilizzati correttamente mettendo tutti i cittadini nella condizione di poter scegliere in maniera ottimale.
Per quanto riguarda il rapporto tra informazione ed opinione pubblica il quadro è fosco per il combinato disposto della crisi dell’informazione e del giornalismo, uno dei pilastri classici della democrazia, scardinati dal nuovo ruolo dei social digitali in una fase in cui sono ancora fuori da un quadro di giuridico e culturale maturo.
Il percorso informativo esposto qui sotto mi pare ridotto all’essenziale ma capace di dare elementi utili per affrontare la scadenza referendaria in maniera consapevole.
Io ho maturato la decisione di andare a votare cinque SI.
Ho molte perplessità sull’utilizza del referendum abrogativo nel contesto normativo e politico attuale.
In primo luogo perché spesso i quesiti non hanno quel carattere chiaro, determinato e concluso che può permettere l’esercizio corretto e consapevole di questa particolare forma di funzione legislativa. In secondo luogo perché spesso la motivazione abrogativa è secondaria rispetto all’intento politico teso a spingere il legislatore ad intervenire in merito o alla volontà di esercitare una azione di legittima propaganda. Infine, perché il raggiungimento del quorum è talmente difficile (in tempi nei quali alle ultime comunali, le più partecipate degli ultimi vent’anni, a Genova vota il 51,90%) che le sconfitte temo diventino strumento di ulteriore dilazione delle soluzioni dei problemi invece che una loro accelerazione.
Proprio per questo insieme di fattori credo che sia necessario avere chiare tutte le conseguenze della abrogazioni nei quesiti ma anche cercare di semplificare la lettura dell’appuntamento mantenendo una fiducia sul legislatore parlamentare capace di intervenire a correggere le incongruenze finali.
Quindi è evidente che i quesiti sul lavoro cercano di indirizzare la legislazione nella direzione di una diminuzione della precarietà dei lavoratori e degli aspetti ad essa connessi (formazione, sicurezza, stabilità e specializzazione) e una assunzione di maggiore responsabilità e trasparenza nei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori.
E’ altrettanto evidente che vogliamo sul territorio nazionale meno persone nella precarietà più pesante che è quella di chi è senza cittadinanza, senza diritti e senza doveri, tenuto ai margini di una comunità che invece gli chiede di lavorare per lei ma lo ostacola la sua piena, effettiva e affettiva, integrazione. Attualmente in pratica ci vuole minimo tredici anni per avviare una richiesta di cittadinanza: dobbiamo diminuire questa condizione di precarietà ed insicurezza per tutti.
Come semplice cittadino sono andato sul sito del Ministero dell’interno e questo è il massimo che ho ricavato sulla scadenza referendaria
Le pagine del Consiglio dei Ministri e della Presidenza del Consiglio (il governo) non hanno nessun riferimento alla scadenza referendario che si svolge sabato e domenica.
Questo è quanto presente nel sito del mio Comune
Questo articolo de IlPost cerca di farci riflettere sul ruolo che le istituzioni avrebbero dovuto svolgere in occasione della scadenza referendario. La corretta e completa informazione è, in questi casi di modifiche di leggi o parti di esse, essenziale per l’esercizio del voto. Potremmo immaginare l’opuscolo sui cinque referendum che istituzioni adeguate avrebbero dovuto inviare ai cittadini visto il carattere peculiare e complesso di uno strumento abrogativo come i nostri referendum.
https://www.ilpost.it/2025/06/05/svizzera-referendum-opuscolo-democrazia-diretta/?homepagePosition=9
Allora rivolgiamoci ad altre fonti di informazione.
Queste sono le pagine di chi ha voluto i referendum e che chiede agli italiani di andare a votare SI per i quesiti proposti in modo da abrogare parti della attuale legislazione.
https://www.piueuropa.eu/referendum_cittadinanza
Questo articolo de IlPost cerca di descrivere le conseguenze più evidenti sulle normative del settore per quanto riguarda i quesiti sul Lavoro.
https://www.ilpost.it/2025/06/04/referendum-si-jobs-act-cittadinanza-cosa-cambia
Questo breve articolo è sintesi di un opuscolo che potreste scaricare
https://pagellapolitica.it/articoli/referendum-lavoro-jobs-act-ragioni-si-no-favorevoli-contrari
Questo articolo de IlPost riguarda il quesito sulla cittadinanza
Questo articolo inserisce il problema della cittadinanza nel contesto ampio del problema a livello internazionale
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