Il Referendum non riguarda affatto il tema della riforma della giustizia
Prima di tutto ho cercato di mettere a disposizione informazioni e materiali perché ognuno possa farsi una propria idea sulla legge Nordio e sul Referendum a cui è sottoposta, a seguire ho cercato di fare una analisi attenta ed ho espresso la mia posizione, mi auguro con semplicità, di sicuro con il rispetto che l’argomento merita.
Questo il Link presso cui trovate materiali, informazioni e riflessioni.
Torno sul Referendum costituzionale dopo questo primo spezzone di campagna referendaria.
C’era un punto su cui favorevoli e contrari alla Legge Nordio concordavano fino a pochi giorni fa: questa legge non ha niente a che fare con un intervento di riforma della giustizia italiana e non intende affrontare le molte problematicità del funzionamento della giustizia stessa, penale e civile.
Più volte il ministro Nordio si è espresso per ribadire la sua convinzione che l’intero sistema ha bisogno di riforma ed investimenti strutturali e che questo governo se ne occuperà nel modo opportuno, ma ha sempre ribadito che la legge approvata e che ora va a referendum, non ha questo obiettivo e non avrà ricadute sul “funzionamento della giustizia italiana”. In interviste, articoli e discorsi parlamentari il ministro ha ripetuto quanto in realtà è evidente anche ad una semplice lettura della legge stessa.
Fino al contrordine partito dalla Presidenza del Consiglio.
Quando sondaggi e analisi hanno cominciato ad indicare che più l’attenzione dei cittadini si soffermava sui contenuti e sulle conseguenze della Legge Nordio e più l’area della propensione al NO aumentava, allora c’è stato il contrordine. Nordio è stato silenziato e il contrordine recita: la Legge Nordio è l’ultima occasione che i cittadini hanno per riformare la giustizia in Italia (parole ripetute in vari video e interviste della Presidente del Consiglio).
Ecco, NO. Questo è semplicemente falso.
Non è questione di rispetto delle opinioni, non sono indispensabili approfondimenti o tecnicismi che in questo caso non c’entrano niente.
Semplicemente la Legge Nordio non è una riforma della giustizia, tantomeno l’ultima occasione per introdurre una riforma della giustizia in Italia. Siamo davanti ad un Falso consapevole in un tempo d’altronde nel quale ormai le parole della politica ai massimi livelli, internazionali e nazionali, sembrano aver perso ogni pretesa di verità.
Falso, perché questa Legge non intende intervenire sul funzionamento della giustizia attraverso una riforma di cui si discute da tempo, richiesta prima di tutti da magistrati e avvocati che ben conoscono i problemi che affrontano ogni giorno e le soluzioni più volte avanzate.
La Legge Meloni – Nordio è un trasparente tentativo di alterare gli equilibri tra i poteri costituzionali dello Stato italiano.
Tentativo ritenuto fondamentale da parte di chi ritiene che la indipendenza della magistratura, assicurata dal Titolo IV della Costituzione e in particolare dagli articoli 104 e 105 della stessa, sia ostacolo all’esercizio del potere politico (legislativo ed esecutivo) forte della volontà elettorale che non può essere intralciata da limiti.
Tentativo invece da respingere e fermare perché se vogliamo difendere libertà ed uguaglianza nessun potere deve mai essere assoluto (non condizionato).
L’equilibrio tra i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) si ottiene con la loro indipendenza e con la superiorità della legge e della Costituzione su ognuno di loro. L’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo deve essere totale mentre la indipendenza dal Parlamento (legislativo) si ottiene proprio con quel CSM dove i rappresentanti della magistratura sono maggioranza ma governano l’ordine in dialogo e collaborazione con gli eletti dal Parlamento.
Gli atti della Costituente ci raccontano che la prima proposta di composizione del CSM è stata quella che prevedeva due terzi eletti dal Parlamento ed un terzo agli eletti dalla magistratura. Poi proprio l’approvazione di un emendamento presentato dal giovane Oscar Luigi Scalfaro (a proposito di moderati, di destra e sinistra davanti al tema della indipendenza della magistratura) portò all’attuale composizione, due terzi togati e un terzo laico, che garantisce governo indipendente della magistratura ma non auto – governo.
Di questo si occupa la Legge Nordio, non del funzionamento della giustizia, e di questo si tratta nel prossimo Referendum.
Ci viene chiesto se vogliamo confermare l’attuale equilibrio tra i poteri costituzionali e l’attuale indipendenza della magistratura garantita attraverso un CSM autorevole in dialogo con una significativa componente parlamentare e con la supervisione del Presidente della Repubblica, o alterare questo equilibrio indebolendo la componente della magistratura con il sorteggio, dividendola in tre organi e lasciando a successive leggi ordinarie procedure essenziali per determinare criteri e numeri dei componenti nei tre diverso organi
Questo è il Link del Comitato Società Civile per il No nel Referendum costituzionale.
https://www.referendumgiustizia2026.it
Come potete vedere, il Comitato dice con tono garbato che la Legge Nordio è una riforma della giustizia che non risolve i veri problemi della giustizia.
Ecco, NO.
Con tono altrettanto garbato mi permetto di dire che la Legge Nordio non è una riforma della giustizia, non ha mai voluto esserlo per ammissione dei suoi stessi autori e tale non può essere definita neppure per negarne l’efficacia.
Il quesito referendario è sull’equilibrio costituzionale tra i poteri fondamentali della Repubblica, si vota NO se riteniamo che l’attuale equilibrio sia prezioso fondamento da mantenere oppure votate SI se lo volete alterare.
Lascia un commento