1. Le elezioni europee del prossimo maggio interpellano ciascuno di noi. La posta in gioco è alta: rilanciare l’Unione Europea su basi nuove, rinnovandola profondamente in coerenza con i trattati, i valori e i principi fondativi che l’hanno ispirata, o accettare la fine del sogno europeo e retrocedere verso relazioni fondate esclusivamente sui rapporti di forza tra gli stati.
2. In questi anni, disincanto e sfiducia si sono impossessati della opinione pubblica europea. Il credito accumulato nel tempo è stato eroso a partire dalla bocciatura francese ed olandese del progetto di “Costituzione Europea”, dai gravi errori compiuti di fronte alla crisi ed alla sofferenza greca, ed infine dal trauma della Brexit.
Le istituzioni europee sono parse lontane e inconcludenti, gli stati tra loro poco solidali. In larga parte della società europea le disuguaglianze economiche si sono allargate; sentimenti di paura e insicurezza hanno preso il posto di fiducia e solidarietà, mentre le istituzioni europee nel loro insieme si mostravano inadeguate di fronte alla grave recessione del 2008, e mostravano di non saper governare le crisi che irrompevano sullo scenario internazionale, come ad esempio il crescente fenomeno migratorio.
Le difficoltà dell’Unione Europea vengono dai più osservate oggi con distacco, da parte di alcuni partiti e movimenti addirittura auspicate, quasi che l’Europa sia ormai incamminata verso una crisi sempre più profonda, al termine della quale c’è per tutti solo un destino di marginalità politica ed economica. Una prospettiva inaccettabile, derivata da un sentimento depressivo provocato da errori e delusioni; un sentimento che non riconosce le enormi potenzialità economiche e sociali di tutti i paesi europei, contro il quale dobbiamo subito reagire
3. L’Europa che abbiamo costruito ed in cui viviamo è stata e rimane un luogo di pace dopo l’apocalisse bellica, di sviluppo economico e sociale dopo la miseria e la devastazione, di libera circolazione dei cittadini e delle merci dopo protezionismi e autarchie negli scambi commerciali.
E’ stata il luogo dove, sulla base di reciproci accordi tra gran parte degli stati membri, si è deciso di condividere la moneta, nella consapevolezza che l’Euro – come è avvenuto – avrebbe ulteriormente consolidato sul piano economico e finanziario la capacità dell’Europa di esercitare un ruolo sulla scena mondiale. Il passo successivo alla condivisa sovranità monetaria, quello politico, è rimasto incompiuto e questa colpevole inerzia è tra i motivi che incrinano la credibilità dell’Unione. Sul piano sociale l’Euro ha accresciuto le relazioni comunitarie, facilitando i contatti e la collaborazione tra milioni di persone di diversi paesi, facilitandone l’integrazione e il dialogo tra le culture, come mai era avvenuto prima.
L’Europa elegge dal 1979 a suffragio universale il proprio Parlamento le cui competenze da allora si sono via via ampliate. Gran parte delle leggi “nazionali” sono di derivazione comunitaria. Trascuriamo di ricordare che la nostra sovranità di cittadini è da tempo plurale, esercitandosi a livello locale, nazionale ed europeo. Anche questo mai era avvenuto prima.
Tutto ciò sembra ormai non avere valore. Prevale un senso di smarrimento, di rabbia, che i partiti e i movimenti europeisti non hanno saputo cogliere ed a cui non hanno saputo rispondere tempestivamente affrontando i problemi e offrendo soluzioni concrete e visibili. I governi si sono arroccati in sé stessi, l’Unione è stata stretta in una camicia di forza che l’ha paralizzata. L’incapacità di affrontare in modo solidale e organizzato il fenomeno migratorio è segno evidente di quanto i tempi siano cambiati rispetto al passato, quando passaggi epocali altrettanto rilevanti, come la caduta del Muro, furono affrontati con una visione di lungo periodo. Ancora oggi Lampedusa e Lesbo sono solitari e isolati avamposti d’Europa, in attesa che i governi trovino un accordo per adeguare i Trattati a questa nuova sfida.
Ovunque spira forte in Europa un vento che fa dell’Unione il capro espiatorio di tutti i problemi, di tutti disagi che assillano i cittadini dei vari paesi membri; va diffondendosi un desiderio anacronistico e pericoloso di ritornare alle sovranità degli stati-nazione, rompendo i vincoli di solidarietà europea, dimenticando che dietro la retorica “sovranista” è acquattata la brutta bestia del “nazionalismo”.
4. Guardare all’Italia con gli occhi del passato, non ci aiuterà. Guardare all’Europa con gli occhi del passato non la salverà. Occorre che un nuovo slancio ideale e culturale investa la politica, in modo che essa divenga di nuovo capace di affrontare questioni istituzionali, economiche, sociali a lungo rinviate, la cui soluzione è il solo mezzo per frenare la deriva antieuropea e nazionalista che caratterizza questo tempo. Noi pensiamo che queste elezioni europee siano l’occasione per dare una scossa a tutti coloro che sono delusi e preoccupati ma non sanno cosa fare in un passaggio cruciale per il futuro delle nostre società.
Pensiamo sia opportuno che, a partire dalle città, luoghi della identità storica italiana ed europea, prendano corpo iniziative politiche e culturali che sappiano unire tutti coloro che hanno a cuore le sorti democratiche del vecchio continente, rilanciando i temi che, in vista delle prossime elezioni politiche, le forze politiche preoccupate del futuro dell’Europa devono impegnarsi a portare avanti nonostante le loro diversità e specificità:
a) rafforzamento delle istituzioni europee in senso democratico, a partire dalla centralità del Parlamento Europeo, luogo di elaborazione e decisione comuni, da attuarsi in base ai principi di solidarietà e sussidiarietà.
b) incremento in misura economicamente significativa degli investimenti europei a sostegno del lavoro, della formazione, del risanamento urbano, dell’inclusione sociale di tutti i residenti dell’Unione, attraverso finanziamenti mirati, sostenuti in modo solidale dagli stati membri.
c) consolidamento dell’Euro attraverso misure di ordine politico che, oltre al governo della moneta, prevedano la condivisione tra gli stati membri di scelte comuni in materia, economica, fiscale, sociale e sindacale.
d) politica comune dell’immigrazione fondata sulla previsione di flussi legali per coloro che cercano un lavoro e sull’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo per motivi politici, di tutela dei diritti umani e di ricongiunzione familiare.
e) centralità della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio europei come prezioso patrimonio comune e come presupposto della lotta ai cambiamenti climatici.
5. Solo in una rinnovata Unione Europea, capace di divenire sempre più “comunità politica”, sarà possibile per i governi europei, a Berlino, come a Parigi, a Roma, come a Madrid, rispondere alle sfide di un mondo che cambia e cambierà sempre più profondamente anche per effetto dei mutamenti tecnologici e climatici.
Solo in un rinnovato quadro europeo sarà possibile rilanciare in modo sostenibile ed efficace un modello di welfare che, a distanza di decenni, conserva la sua validità e rappresenta il tratto distintivo del nostro vivere comune e del modello democratico europeo. Solo in un rinnovato quadro europeo, i diritti sociali possono trovare le tutele giuridiche ed economiche necessarie, affinché essi diventino sostanziali e non una affermazione di principio.
Solo in un una rinnovata e più forte unione europea sono possibili investimenti e politiche di redistribuzione del reddito che riducano le disuguaglianze.
6. Su queste tematiche e su molte altre dobbiamo cominciare a discutere a partire dalle città che abitiamo, luoghi ricchi di storia, di memoria, di relazioni sociali che si sono consolidate nel tempo, ma anche luoghi nei quali, in questi anni, degrado urbano e difficoltà sociali, marginalità e nuove povertà sono divenuti più acuti e intollerabili. Queste nostre città sono comunità politiche vive, reali; sono le città che amiamo e non vogliamo che precipitino nella possibile deriva nazionalista, nella chiusura, nell’intolleranza, nel rifiuto dell’altro.
Noi elettori di queste città, spesso sedi di Università, scuole, istituzioni, associazioni che hanno salvaguardato cultura e identità, città che hanno sofferto distruzioni e vissuto straordinarie ricostruzioni, che si sono emancipate attraverso lotte sociali e l’affermazione dei diritti di ciascun cittadino, noi oggi dobbiamo divenire sempre più consapevoli che non possiamo tacere. Ogni iniziativa è utile, gruppi di lettura, incontri di approfondimento, concerti, discussioni nei nostri quartieri e tra gli amici, sono tutti semi che possono scuotere l’opinione pubblica, perfino stimolare i partiti a chiarire per tempo le loro posizioni e ad individuare per il Parlamento Europeo personalità che per la loro esperienza e i loro ideali vogliano combattere fino in fondo questa battaglia fondamentale per la democrazia italiana europea.
Lucca, 10 Ottobre 2018
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