Gentile Prof.
le scriviamo a nome di coloro che – partecipando nei mesi scorsi agli incontri organizzati nella nostra città in vista delle elezioni europee – hanno dato vita alla esperienza di Lucca@Europa.
Le esprimiamo innanzitutto il nostro sincero ringraziamento per aver accolto la richiesta di contributo che le abbiamo rivolto.
Eravamo allora preoccupati per lo stallo della politica europea di fronte al risorgere aggressivo dei nazionalismi e abbiamo ritenuto necessario impegnarci in prima persona per avvertire l’opinione pubblica cittadina sul passaggio decisivo rappresentato dalle imminenti elezioni europee.
La ringraziamo in modo particolare per la riflessione sull’Europa che ci ha offerto; il suo contributo e il dialogo con il pubblico che ne è seguito hanno arricchito il “bagaglio” di ciascuno di noi, consentendoci di guardare oggi con maggiore consapevolezza all’Europa e ai problemi che essa deve affrontare.
Che fare, ora? Ci permettiamo di metterla al corrente della nostra discussione in queste settimane.
L’esito delle elezioni europee del 26 maggio può considerarsi confortante se guardiamo alla composizione del nuovo parlamento: le forze nazionaliste sono state contenute; i progetti di riforma istituzionale, economica e fiscale, sociale, ambientale, ormai ineludibili, possono ora essere ripresi. Il risultato elettorale ci dice che la maggioranza dei cittadini europei continua a ritenere l’Unione europea un riferimento fondamentale a cui giardare nel mare agitato della globalizzazione in cui ci troviamo e che, in ogni caso, la forza della integrazione tra gli Stati sia di gran lunga superiore alla debolezza dei singoli.
Certo non confortano, anzi preoccupano grandemente, la scarsa partecipazione al voto degli elettori e il successo ottenuto dalle forze antieuropeiste e nazionaliste in grandi paesi europei, come l’Inghilterra, la Francia, l’Italia. In questo quadro, resta prioritario riconciliare e riavvicinare i cittadini europei all’Unione, in modo che sempre più essi la considerino casa loro. Ciò sarà possibile se l’unione dimostrerà coraggio, saprà riformarsi e mettere in campo adeguate politiche sociali nel campo del lavoro, della formazione e dell’ambiente che rendano più giuste le nostre società.
Se rivolgiamo lo sguardo in particolare al nostro paese, i timori e le preoccupazioni della vigilia permangono nella loro gravità. E’ però possibile invertire il corso degli eventi se nella società si diffondono esperienze personali, di gruppo, associative, le quali comincino a ricostruire su solide basi culturali e democratiche un tessuto sociale oggi lacerato per insicurezza, sfiducia e paura ma che conserva ben visibile la sua trama, fatta di sentimenti profondi di solidarietà, oggi purtroppo attaccati e silenti. Come un rammendo, è questo un lavoro paziente e di lungo periodo che da qualche parte dovrà pur iniziare. La politica da sola non può farcela.
Restiamo tuttavia convinti che i molti problemi che attanagliano l’Italia possono trovare una soluzione se letti, interpretati ed elaborati in chiave europea. Assumendo nel suo significato più profondo questo punto di vista potremo intraprendere itinerari adeguati alle sfide dei tempi superando le gravi disuguaglianze sociali divenute ormai intollerabili per rendere più solidali e più giuste le nostre società.
Per quanto ci riguarda riteniamo che le “città”, ognuna con la propria storia e la sua diversità (vera ricchezza dell’Europa), siano i luoghi da cui ripartire per riscoprirci più europei nelle nostre società. E’ proprio in questa dimensione che vorremmo proseguire il nostro impegno culturale, sociale e politico in “direzione Europa”.
Già durante gli incontri erano emersi alcuni punti programmatici riguardanti le istituzioni europee, gli investimenti nel lavoro e nella formazione, il fisco, l’immigrazione, la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici, sui quali vogliamo mantenere la nostra attenzione e chiedere un periodico confronto con i parlamentari eletti a Strasburgo. Non solo. Bisogna portare questi temi europei tra le persone, attraverso discussioni nei quartieri su argomenti concreti come ad esempio il racconto delle esperienze di lavoro in Europa, delle reali possibilità di utilizzo dei fondi europei, delle politiche sociali e dei diritti; oppure organizzando gruppi di lettura o visite alle istituzioni europee, o ancora programmando momenti di approfondimento con personalità che possano fornire il proprio contributo, veri e propri momenti di formazione.
Muovendo dalla nostra esperienza, vorremmo inoltre confrontarci con realtà presenti altrove e che, come noi, stanno guardando “in direzione Europa”, per costruire gradualmente una sorta di “rete” che pur tra soggetti diversi favorisca un dialogo fondato sullo stesso obiettivo: attraverso il radicamento di una cultura politica che guardi all’Europa, rafforzare le basi democratiche e solidali della nostra società.
Ci scusi se abusiamo della sua pazienza ma le saremmo davvero grati se vorrà fornirci un suo parere su questo ulteriore passaggio della nostra esperienza che ci apprestiamo ad iniziare. E’ per noi importante comprendere se il percorso che immaginiamo abbia un senso, una prospettiva, o se, viste le caratteristiche di questa fase storica, esso sia poco realistico e destinato ad arenarsi.
Inutile aggiungere che in ogni caso saremmo davvero molto lieti di ospitarla a Lucca se vorrà darci ancora la sua disponibilità a programmare in futuro un nuovo incontro nella nostra città.
Nel ringraziarla nuovamente a nome di tutti coloro che hanno partecipato agli incontri, le rivolgiamo un cordiale saluto.
Lucca, 24 giugno 2019

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