Questa volta il punto di riferimento che scelgo, per competenza, chiarezza e completezza è la puntata del 25 novembre 2024 del podcast di Internazionale. Il settantacinque per cento degli intervistati pensa che la violenza sulle donne sia in aumento.
Due considerazioni soltanto, nel mare delle riflessioni e considerazioni possibili.
UNO. Il grande cambiamento rappresentato dai movimenti femministi, il cambiamento più profondo e decisivo proposto alle nostre società patriarcali, è avanzato attraverso piccoli e grandi passi che, modificando le cose, superando resistenze ed abbattendo ostacoli, è sempre stato consapevole delle inerzie, degli spazi di passato nel presente, un pò come se inevitabilmente il cambiamento non riuscisse a portare tutti con sè e ci si dovesse rassegnare ai rallentamenti di chi si attarda, di chi rimane indietro, donne ed uomini. Tutto questo però nella convinzione che di inerzia si trattava, di ritardi e difficoltà in un processo che tutti riconoscevano giusto, o almeno a cui non si contrapponevano alternative plausibili. Eravamo convinti che quel profondo cambiamento avrebbe liberato tutti e tutte.
Non è più così, in questi primi anni del nuovo secolo è accaduto qualcosa di rilevante, ma non nelle donne e tra le donne, ma nei maschi e tra i maschi. E’ ormai grande la parte di opinione pubblica maschile che pensa che il femminismo sia un disastro, sia stato e sia ancora un movimento negativo, che abbia peggiorato la condizione maschile, l’abbia attaccata e danneggiata. Ora tutto deve cambiare ma nella direzione del ripristino di alcuni pilastri della società patriarcale, di nuovo tornata ad essere un modello positivo da contrapporre alla illegittima e sbagliata società fondata sul riconoscimento delle differenze di genere e sulla parità di genere.
Ognuno di noi maschi ha la sua storia da raccontare, la sua identità e i suoi travagli, il suo tempo, che è sempre stato un tempo diviso tra identità maschili diverse e spesso anche contrapposte. Lo è anche oggi, certo, anzi lo sarà ancora di più e con aspetti ancora più drammatici. Ma questo vento che circola, di maschi arrabbiati, di maschi offesi e feriti, di maschi violenti e debolissimi, di un conflitto tra i generi non condiviso, ma che ora vuole sostituire proprio quella idea di una battaglia diversa ma comune, ebbene questo è un cambiamento profondo e inquietante.
Il processo di liberazione di cui ci siamo sentiti parte ha avuto anche i tratti di una rivoluzione sessuale, questa ondata di ripristino patriarcale violento è solo una questione di potere, di nudo e crudo potere.
Già una quindicina di anni fa descrivevo e commentavo la “guerra di genere” che leggevo ogni giorno nelle mie aule liceali. Il conflitto e l’attrito era evidente, il travaglio maschile altrettanto, ma assente l’ipotesi che quei maschi si sottraessero a quel passaggio reclamando la cancellazione del problema posto dalle loro stesse compagne, la cancellazione delle loro nuove identità.
Molte cose che davamo per acquisite, molte conquiste che ritenevamo ormai scontate, fino al punto da non saperle neppure valorizzare pienamente, sono e saranno rimesse in discussione. Proprio perché non parliamo di flussi elettorali e avvicendamenti politici ma di cambiamenti più profondi, di carattere culturale, che passano nella rete sociale delle principali agenzie educative, famiglie e scuola.
DUE: Nella “Giornata internazionale per la eliminazione della violenza sulle donne” il ministro della pubblica istruzione e del merito ha detto: «La visione ideologica vorrebbe risolvere la questione femminile lottando contro il patriarcato. Ma come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha sostituito alla famiglia fondata sulla gerarchia la famiglia fondata sulla eguaglianza». L’attenzione dei media e dei commentatori è andata tutta su quella seconda parte che dava per morto il patriarcato giuridico dal 1975, con giudizio di una superficialità sorprendente in un docente di diritto romano e dell’antichità. Un complesso fenomeno sociale e giuridico non scompare “giuridicamente” nel momento in cui una norma modifica in maniera profondamente innovativa un ambito sociale pur importante come quello della famiglia, sia per il complesso processo di mutamento delle norme direttamente ed indirettamente connesse che in quel momento viene solo avviato, ma soprattutto per la consapevolezza del legislatore e dei protagonisti sociali tutti, che quel mutamento deve investire gli altri settori del sistema sociale, in un processo lungo, non scontato, tutto da compiere, con le sue inerzie e i suo passi indietro, prima che quel complesso fenomeno strutturale chiamato patriarcato si possa anche solamente dichiarare in via di superamento. Per quanto riguarda questa seconda parte della affermazione del ministro si coglie una inadeguatezza culturale ormai più volte esibita dallo stesso, ma non per questo meno inaccettabile.
La prima parte della frase in esame è invece rivelatrice di ben altri contenuti. Secondo il ministro Valditara esiste una “questione femminile” ed esiste una visione “ideologica” che pretende di risolvere quella questione lottando contro il patriarcato. Quindi la lotta contro il patriarcato è la conseguenza deleteria di una visione “ideologica” che ammorba ancora il nostro tempo, portato negativo di stagioni che abbiamo alle nostre spalle. La lotta al patriarcato non sorge da una consapevole conoscenza delle strutture portanti delle società attuali, da un corretto utilizzo di esperienze e analisi razionali del sistema sociale, economico che caratterizza le comunità patriarcali nelle diverse culture che l’hanno generata e sostenuta. No, la lotta al patriarcato è oggi il modo sbagliato in cui una visione “ideologica” vuole risolvere la “questione femminile”.
“Ideologico/a” è parola chiave nel linguaggio della nuova destra nazionalista, tradizionalista e conservatrice a livello internazionale e italiano. Per esempio, è la parolina che spunta improvvisamente quando di fronte all’innegabile ed emergenziale problema climatico, si vuole giustificare l’inerzia conservatrice, lo smantellamento di programmi di contenimento e rientro delle emissioni scientificamente sostenuti e urgenti. Spunta un “presunto nuovo ecologismo” contro l’ecologismo cosiddetto “ideologico”. Insomma l’ecologismo dei negazionisti ci vuole salvare dall’ecologismo “ideologico”. Ecco, Valditara ci avvisa che parte una campagna culturale che intende salvarci da quella particolare visione ideologica che lottando contro il patriarcato intende affrontare e risolvere la questione delle differenze e della parità di genere. D’altronde il patriarcato è giuridicamente morto da cinquant’anni, avete bisogno di altre prove della esistenza di questa “visione ideologica” della questione femminile?
Infine, c’è da sottolineare che per il ministro il tema di cui trattiamo è la “questione femminile”. Io qui rallento e addirittura mi vorrei fermare, rispettoso nei confronti delle complesse e stratificate vicende del movimento femminista internazionale, delle diverse posizioni e terminologie maturate, che non sono in grado di utilizzare di fronte all’affermazione di Valditara. A partire dalla mia cultura e dalla mia identità di genere ho sempre pensato che roba come “questione o problema femminile” richiama alla mente il sottobosco culturale maschile delle donne come oggetto misterioso, incomprensibile, estraneo al buon senso maschile ed anticamera del peggiore armamentario gerarchico patriarcale. Il movimento femminista ci ha posto di fronte ad una immensa questione di genere, al problema delle differenze tra i generi e della parità tra i generi. Non c’è una “questione femminile”, ma una immensa, profonda questione che vuole cambiare la visione patriarcale dei generi, di cui le donne sono il protagonista centrale e i maschi sono chiamati a decidere cosa vogliono essere.
La lotta al patriarcato riguarda tutte e tutti, è soltanto all’inizio del suo difficile e incerto percorso, sappiamo bene che siamo in una fase di violenta reazione rispetto al percorso fatto e a quello che è necessario fare e abbiamo capito bene che il ministero della pubblica istruzione e del merito “non ha questo tema nella propria agenda”, come rispose un esponente della nuova amministrazione comunale di Lucca alla proposta di una corso di formazione sulla “parità di genere” nella scuola italiana.
https://massimocellai.it/wp-content/uploads/2024/11/locandina-seminario-30-sett-def19.09.22.pdf
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