ci scusiamo per il ritardo con cui riferiamo dell’incontro dello scorso giovedì 11 giugno, che – come potete vedere dalla foto – si è tenuto, nel rispetto delle disposizioni sanitarie, grazie all’ospitalità di Don Simone, che ha concesso uno spazio all’aperto contiguo alla canonica della chiesa di Tempagnano.
L’invito ad incontrarsi, dopo la lunga pausa Covid, è stato accolto da dodici persone, altre avevano avvertito di non poter essere presenti per quella sera.
In tutti gli interventi è emersa la volontà di proseguire l’impegno iniziato lo scorso anno per la promozione dei temi europei e la necessità di sviluppare su di essi il confronto nella città. Tutti hanno espresso il convincimento che l’Europa da costruire in modo sempre più democratico e solidale è il presupposto per il superamento delle disuguaglianze, per il miglioramento delle relazioni sociali e l’estensione della libertà di ciascuno.
Molti gli spunti emersi che riportiamo in estrema sintesi
- La partecipazione democratica deve riprendere i propri spazi, nel rispetto delle regole sanitarie in vigore. Occorre che siano individuati luoghi dove in modo sicuro i cittadini, le associazioni, possano riunirsi. Il Comune deve farsi carico delle modalità di esercizio della partecipazione democratica tanto più in un periodo di emergenza sanitaria che si prefigura non breve. Da questo punto di vista può essere opportuna una sollecitazione nei confronti del Sindaco.
- L’utilizzo delle piattaforme web può favorire la partecipazione democratica se connesse ad iniziative che vedano la presenza fisica dei cittadini. Esse possono ampliare la platea delle persone interessate, diffondere contenuti, ma non consentono di alimentare positivamente il circuito virtuoso della democrazia che si fonda sulle relazioni e l’incontro tra le persone.
- L’emergenza Covid ha portato con sé gravi conseguenze economiche che coinvolgono con diverso grado di gravità tutti i paesi europei. Misure importanti e significative sono state assunte dall’Unione Europea ma ciò non esclude che soprattutto nei paesi con maggiori criticità possano in autunno acuirsi le difficoltà sociali e la protesta fiscale. Si tratta di affrontare la questione – non retorica – di cosa significhi essere europei in questo possibile scenario, in particolare come possiamo esserlo noi italiani alle prese con ritardi e criticità in molti settori fondamentali, pensiamo alla scuola o alla pubblica amministrazione.
- Nei prossimi mesi si terranno elezioni regionali e il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il dibattito pubblico, oltre che dalla crisi economica sarà caratterizzato, da questi temi. In questo contesto, se sarà possibile organizzare qualche incontro, quali argomenti trattare? Potrebbe essere opportuno affrontare da un punto di vista europeo il “ruolo delle regioni”, riflettendo in particolare su come esse – pur conservando la specificità di ciascun paese – possano inserirsi in modo più organico nell’Unione Europea. Se come si è visto nella vicenda Covid a problemi globali occorre rispondere con indirizzi comuni, non si può immaginare una gestione centralizzata delle politiche che, invece, sulla base del principio di sussidiaretà deve muovere dal livello più basso, per essere compresa e efficace. Potrebbe essere utile affrontare il ruolo dei parlamenti nazionali in rapporto alle istituzioni europee e in particolare cercare di comprendere – comparando le varie realtà – le conseguenze della riforma costituzionale di riduzione dei parlamentari approvata dal parlamento italiano e sottoposta a referendum. Potrebbe essere di grande interesse porre l’attenzione su possibili misure fiscali di livello europeo che sono un passaggio decisivo per il rafforzamento dell’Unione, la quale rispetto al recente passato ha finalmente cominciato a porle all’ordine del giorno.
- C’è una questione generazionale che investe l’Europa? Le nuove generazioni si sentono più naturalmente europee? La loro esperienza è maturata in un tempo in cui muoversi tra gli stati non comportava alcuna difficoltà e le opportunità di studio e di lavoro in altri paesi a portata di mano. Generazioni che sono consapevoli della portata globale delle sfide da affrontare, la cui soluzione non può essere nemmeno immaginata a livello dei singoli stati. Più libere dai vincoli culturali e ideologici del passato, esse possono dare un impulso decisivo alla costruzione dell’Europa, superando divisioni paralizzanti.
Alla fine si è convenuto riaggiornaci per concretizzare gli spunti emersi dalla discussione.
Lucca, 20 giugno 2020
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