Giovedì 12 Marzo 2026

A proposito dell’8 marzo e della Giornata Internazionale della Donna. Seconda parte.

Due riflessioni su Libertà ed Uguaglianza

LIBERTA’ ED UGUAGLIANZA. PRIMA RIFLESSIONE

Parliamo di 8 marzo e di Giornata Internazionale della Donna, dei temi che UNWoman ogni anno sviluppa nel mondo ed allora per la prima riflessione partiamo dall’art 1 della Dichiarazione del 1948:
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
L’art 1 della Declaratione des drois nella notte del 26 agosto 1789 diceva:
Art. 1. — Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits. Les distinctions sociales ne peuvent être fondées que sur l’utilité commune.
La precedente Dichiarazione di Indipendenza degli americani del nord aveva dichiarato:
“We hold these truths to be self-evident: That all men are created equal; that they are endowed by their Creator with certain unalienable rights; that among these are life, liberty, and the pursuit of happiness”.
Insomma, ci stiamo occupando di Libertà e di Uguaglianza.

Numerosi studi e riflessioni sono state dedicate a spiegare come fosse possible che chi scriveva con passion evidente e con slancio teorico ma anche operative, quelle parole sulla libertà e l’uguaglianza, si circondava di schiavi senza che, apparentemente, sentisse su di sè una qualche contraddizione. I coloni americani ce li avevano nella casa dove si svolgeva la rivoluzionaria riunione e nei loro possedimenti produttivi. I rivoluzionari francesi avevano da pochi giorni abolito il regime feudale e qiuindi i milioni di servi che esigeva da secoli e forse questa giustificata euphoria e leggerezza impdiva loro di ricordare gli schiavi nelle colonie francesi. Tutti escludono milioni di donne, americane o francesi, senza avvertire il bisogno di farlo esplicitamente: è una verità molto più auto – evidente di quelle che hanno sentito il bisogno di proclamare.

I nostri manuali scolastici però dimenticano spesso di ricordare che il 05 settembre del 1791 Olympe Gouges (alias Marie Gouze) aveva pubblicato e proposto al dibattito politico della Rivoluzione “La declaratione des drois de la femme e de la citoyenne”

 Il primo capoverso del Preambolo recita “Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale”, cioè Olympe – Marie chiede che le donne della nazione siano riconosciute come soggetto politico. L’ultimo capoverso del Preambolo giustifica così la proclamazione dei diritti della donna e della cittadina: “In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina”. 



Olympe è processata e ghigliottinata nel dicembre 1793 per le sue attività politiche che la portano a confliggere con Comitato di Salute Pubblica e Tribunale rivoluzionario della Montagna. ma più precisamente “per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso” ed “essersi immischiata nelle cose della Repubblica”.

Due mesi dopo l’esecuzione di Olympe – Marie, il 16 Piovoso dell’anno II (4 febbraio 1794), la Convenzione Nazionale su iniziativa di Louis Pierre Dufay De La Tour, uno dei tre deputati provenienti da Santo Domingo, approva all’unanimità un decreto “in favore dei fratelli delle colonie, assicurando alle genti di colore che lo abitano – e che meritano di essere Francesi! – i vantaggi della nostra Costituzione e tutti i diritti inerenti alla libertà e all’uguaglianza”. Nel dibattito Francois Delacroix proclamerà a gran voce: “È tempo di innalzare noi stessi all’altezza dei princìpi della libertà e dell’uguaglianza”.
I liberali inglesi negli stessi giorni difendono l’istituto della schiavitù in tutte le loro colonie e ripristinano la schiavitù nelle Piccole Antille francesi appena occupate dove il provvedimento del 16 piovoso è stato da poco applicato. I montagnardi la aboliscono rammaricandosi di averlo fatto in ritardo. Non è compito di questa breve riflessione approfondire le motivazioni razziali, religiose ed economiche che sostenevano il comportamento dei liberali anglosassoni e i ritardi della montagnardi.

Ma nessuno dei due fronti che proclamano libertà ed uguaglianza, in modi diversi e con applicazioni diverse, ha dei dubbi che questi valori riguardino le donne. Né al momento della scrittura delle Dichiarazioni, né successivamente come invece hanno fatto per gli schiavi “di colore” i giacobini.

Olympe de Gouges è stata ghigliottinata appena due mesi prima e, figuriamoci, ne hanno ghigliottinati migliaia. Ma forse vale la pena leggere la sentenza nella quale Olympe – Marie viene condannata a morte “per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso” ed “essersi immischiata nelle cose della Repubblica”.
Eppure in quel famoso 16 Piovoso Danton diceva: “«Fino ad oggi noi abbiamo asserito il principio di libertà alla maniera degli egoisti, per noi soltanto. È con l’odierna decisione che noi proclamiamo la libertà universale, al cospetto dell’universo, e le generazioni future troveranno la loro gloria in questo decreto».

LIBERTÀ ED EGUAGLIANZA. SECONDA RIFLESSIONE.

Per le donne libertà ed uguaglianza si giocano allo stato puro:  disuguaglianza, schiavitù, sfruttamento salariale ed economico, inattività lavorativa, violenza.
Lo abbiamo già visto nella prima riflessione alle origini del dibattito moderno su libertà ed Uguaglianza.

Lo vediamo anche oggi attorno alla modifica dell’art 609bis del Codice Penale: le parole che stavano per diventare “diritto” nel nostro Paese, sono da sole un intero modello culturale: “CONSENSO LIBERO E ATTUALE”.

La nostra cultura europea ha molte radici e si è costruita attraverso molti contributi, ma i due piloni centrali sono quello greco – latino e quello ebraico – cristiano .
Antropologia greco – latina: utilizzo la più conosciuta antropologia socratica, gli uomini sono costituiti da corpo e mente. L’uomo segue o il corpo o la mente nelle proprie decisioni. La corporeità, la materialità, sono connessi alla necessità che caratterizza l’intero mondo, la mente coltiva il logos, la parola, il discorso, la ragione immateriale Al di là delle diverse concezioni filosofiche e del rapporto che pensano tra caos e kosmos, disordine ed ordine, lo scarto rispetto alla necessità è la consapevolezza. L’uomo è libero non perché non sottoposto a necessità ma perché può averne consapevolezza.
Tale libertà caratterizza l’uomo greco mentre i barbari sono schiavi, schiavi della necessità materiale, privi di consapevolezza, schiavi di re, insomma il proclama di Erodoto che i greci si battono come liberi e i soldati persiani come sottomessi. Le donne sono come i barbari.

Per l’antropologia ebraico – cristiana ci ispiriamo a quella agostiniana: siamo corpo, mente e volontà. L’anima, scintilla divina rimanda alla volontà interiore.
Il Dio cristiano è pura volontà, l’uomo è stato creato a immagine di Dio e risponde del “verso” della sua volontà, da cui colpa e peccato. La libertà umana è all’origine della creazione umana. Adamo ed Eva sono ugualmente liberi, cioè non necessitati al bene ma possibilitati al male. Perché questa e’ la liberta’: quando il male e’ possibile e il bene e’ possibile.
La caduta implica la cacciata verso la necessità, là dove la residua liberta’ sta nella figliolanza, nella immagine di dio. Infatti la residua liberta’ Kant la ritrova nel bene come dovere (possibilità).
L’uguaglianza piena è il cuore del massaggio paolino: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina, poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” Gal 3,28.

Quindi la materia è necessità e movimento.
La libertà greca è la consapevolezza della scienza, della ragione immateriale nella necessità materiale-.
La libertà cristiana è originaria e si esprime nel verso della volontà individuale.

C’è una domanda sulla libertà all’origine e c’è una domanda sulla libertà nel tempo, nel cambiamento

La strada per argomentare la self-evident disuguaglianza delle donne allora è negar la loro libertà all’origine, a differenza dei maschi. Lo si farà affermando che la donna è natura, corpo, che la ragione è assente o debole (greci), che la volontà già corrotta nella caduta è debolissima (cristiani). Vince la necessità, le donne non sono libere e la diseguaglianza è data.
Quella strada diventerà più tortuosa nella modernità, sia nel mondo anglosassone spinto dal vento del radicalismo religioso sia in quello francese a forte ispirazione classica. Allora la vittoria della necessità sulle donne non sarà quella all’origine ma quella che si produce per la corruzione del tempo e della storia: le donne sono un soggetto socialmente debole, materialmente sottomessa  e quindi incapace di “attuale” autonomia ( voteranno come dice il marito ).  La libertà negata all’origine diventa quella negata attualmente dalla prevaricazione sociale

La mia generazione e non solo quella, hanno pensato che libertà e uguaglianza sarebbero avanzate e cresciute. Tra mille ostacoli, con mille sconfitte parziali, ma sarebbero avanzate e cresciute nel percorso zigzagante della storia. Sarebbero cresciute nelle relazioni personali, in quelle sociali e politiche, attraverso il consenso libero ed attuale.
Sto parlando delle relazioni affettive fondate sul consenso libero ed attuale che il grande movimento femminista e democratico hanno faticosamente costruito.
Sto parlando dello stato di diritto nelle democrazie, nelle relazioni internazionali sottoposte al diritto internazionale e ai suoi ai tribunali come anche alle organizzazioni sovranazionali fondate sul consenso libero ed attuale.
Parlo infine di progetti faticosi ma arditi come integrare strettamente tra loro nazioni che si sono massacrati puntualmente per generazioni e generazioni..  Integrati attraverso un loro consenso libero e attuale, cioè reversibile. Certo che “Brexit” è stato un momento drammatico e negativo e le sue conseguenze sono ancora tutte da capire, ma Brexit è stata anche la prova che l’Unione Europea è un grande progetto costruito sul consenso libero ed attuale, sul principio di libertà ed uguaglianza dei soggetti e sulla piena reversibilità delle loro scelte.

Due modelli culturali oggi si confrontano: uno è quello fondato sul consenso libero e attuale nella sua coerente valenza interpersonale e politica.
L’altro modello è quello gerarchico e diseguale che non prevede il consenso libero e attuale completamente escluso dalla diseguaglianza gerarchica originaria, sia essa di origine razziale o di genere. 
E’ il modello che ha in questo momento il vento in poppa: la violenza, la forza e la costrizione che lo caratterizzano ( sia nei rapporti interpersonali che in quelli politici ) non sono in quel modello una forma di prevaricazione sulla libertà ma la realizzazione di una missione, la realizzazione di quell’ordine gerarchico e diseguale delle cose che va ripristinato, tra le razze, i popoli e i generi.

Consenso: conformità di intenti o di opinioni tra più persone (Vocabolario)

Il consenso quindi è una forma di libertà esercitata nella eguaglianza.
Il dissenso invece è una forma di libertà esercitata nella diseguaglianza.   

Attorno alla riformulazione dell’art 609bis del codice penale non c’è una discussione tecnica o di settore ma si confrontano due modelli culturali ben precisi. Come al solito, un tema centrale del movimento delle donne è decisivo per dirci qualcosa sulla libertà e sulla uguaglianza.




Commenti

2 risposte a “A proposito dell’8 marzo e della Giornata Internazionale della Donna. Seconda parte.”

  1. Alice ha detto:

    È spiegato così bene che l’ ho capito anche io…. Vorrei chiederle prof. Cosa ne pensa del fatto che si voglia fare inclusione a scuola esaltando le eccellenze , la storia dell ‘ occidente e un curricolo verticale. D.m. (221/2025 ).
    Meglio il metal detector che educazione emozionale?

  2. Massimo Cellai ha detto:

    Da un punto di vista pedagogico e didattico la scuola italiana è in una fase di regressione. Non credo solo per pochezza ministeriale evidente ( in altre fasi di assenza o pochezza apicale la scuola ha saputo fare piccoli passi dal basso. nelle sperimentazioni, nella innovazione autonoma ) ma anche per mutamenti più profondi nei protagonisti della vita scolastica che mi danno molto da pensare.

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