Lunedì 9 Marzo 2026

A proposito dell’8 marzo e della Giornata internazionale della donna. Prima parte.

Una breve contestualizzazione storica

Il 26 giugno 1945 a San Francisco (USA) viene stilato lo Statuto delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia.  Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la “Universal Declaration of Human Rights”.
Il Preambolo apre così: “Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà”; l’articolo 1 poi afferma che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
La “questione femminile” si pone chiaramente entro i termini di quegli obiettivi di libertà ed uguaglianza che investono l’intero quadro politico mondiale dopo la guerra. I richiami sono evidenti e rimandano alla “Dichiarazione di Indipendenza americana” del 1776 ed alla “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” della notte del 26 agosto 1789.

Il 16 dicembre 1977, l’Assemblea Generale dell’ONU, adotta la risoluzione 32/142, nella quale al punto 4 “invita tutti gli Stati a proclamare, in conformità con le loro tradizioni e usanze storiche e nazionali, qualsiasi giorno dell’anno come Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e la pace internazionale e a informarne il Segretario generale.”
Questo è ancora oggi il riferimento fondativo della celebrazione della Giornata Internazionale delle Donne per l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nel 1996 l’ONU annuncia il primo tema annuale dell’International Women’s day, “Celebrare il passato, pianificare il futuro”, seguirono “Le donne al tavolo della pace” nel 1997, “Donne e diritti umani” nel 1998, “Un mondo libero dalla violenza contro le donne” nel 1999 e tutti gli altri fino al tema 2026 “Rights, Justice, action for all women and girls”.
Nel 2010 L’Assemblea delle Nazioni Unite ha dato vita ad “UN Women”, l’organismo che ha come obiettivo l’uguaglianza di genere e l’”empowerment” delle donne.

Che rapporto c’è tra l’otto marzo che celebriamo in Italia e questo quadro internazionale che sostiene l’utilità di celebrare le donne e le loro lotte per il cambiamento in nome dell’uguaglianza e della libertà?

Potremmo dire che il primo Woman’s Day si è tenuto il 23 febbraio 1909 in USA. Esso scaturisce da una decisione assunta dal Partito Socialista Statunitense che invitò tutte le sezioni locali “a riservare l’ultima domenica di febbraio del 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile “ in aperta polemica con la linea dell’Internazionale Socialista che si era dichiarata contraria ad una alleanza con le donne borghesi che da tempo si battevano per il suffragio femminile, in particolare in Gran Bretagna ma non solo.
Infatti, il VII Congresso dell’Internazionale Socialista, apertosi il 24 Agosto1907 a Stuttgart, pone particolare attenzione alla battaglia per il suffragio universale ma esprime avversione ad alleanze con le borghesi sul suffragio femminile.

Nella successiva Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, svoltasi il 26 e 27 agosto 1907, 58 delegate di 13 paesi, decidono la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste di cui Clara Zetkin fu eletta segretaria mentre la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (l”L’uguaglianza”) divenne l’organo dell’Internazionale delle Donne Socialiste.
Dobbiamo attendere il 1910 a Copenhagen perché nella Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Lavoratrici, Clara Zetkin proponga l’istituzione di una Giornata Internazionale della Donna per rivendicare i diritti di tutte le donne. La Conferenza, oltre 100 donne da 17 Paesi, tra cui le prime tre donne elette al Parlamento Finlandese, approva all’unanimità.
Di conseguenza in alcuni paesi europei (Austria, Danimarca, Germania e Svizzera) l’anno successivo fu celebrata la Giornata Internazionale della Donna, precisamente il 19 marzo 1911.
Pochi giorni dopo, il 25 Marzo 1911, si sviluppa il tragico incendio della “Triangle Shirtwainst Factory” a New York. Muoiono 140 persone, sono in gran parte donne italiane ed ebree immigrate, 23 le vittime maschili. I lavoratori di questa fabbrica venivano da quattro masi di dura battaglia sull’orario e le condizioni di lavoro. Una tragedia della libertà e dell’uguaglianza negata che ha probabilmente alimentato la leggenda che ancora circola per cui la data dell’otto marzo ricorderebbe un tragico incendio che ha ucciso molte donne in una fabbrica americana.

Sicura invece la data del 23 febbraio 1913 in cui le donne russe manifestano nella Giornata per i diritti delle donne. Lo faranno di nuovo anche nel 1914, in un drammatico 23 febbraio che per le donne russe è diventata una mobilitazione per i propri diritti e contro la guerra che da sei mesi sta sconvolgendo il mondo. Le donne russe scendono in piazza  nello stesso giorno in cui le donne inglese manifestano in Trafalgar Square  per il suffragio femminile ed in cui le donne tedesche chiedono a gran voce il diritto di voto nel loro “Die Frauen Tag”.
Per le donne russe è il 23 febbraio 1914 del loro calendario giuliano sostituito nel resto dell’Europa nel 1534 da quel calendario gregoriano che cercava di rimediare ad una sfasatura di ben quindici giorni tra anno astronomico e calendario, ma che la Chiesa ortodossa russa non accetterà mai. Quindi il 23 febbraio del calendario giuliano, per le altre donne in Europa è l’8 marzo del calendario gregoriano.

Quando il 23 febbraio 1917, le donne di Mosca e San Pietroburgo sono di nuovo in piazza è l’intero sistema zarista che vive una crisi fatale. La manifestazione delle donne si gonfia nel caos politico russo e dura quattro giorni, al termine dei quali la Duma intende scavalcare lo Zar e appoggiare un nuovo governo, ma tre giorni dopo arriverà l’abdicazione dello Zar e la fine dello zarismo russo.
Una data pesante questo 23 febbraio 1917 giuliano, 8 marzo gregoriano.

Al termine della sanguinosa guerra civile russa, la Seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste si riunisce a Mosca il 4 giugno 1921 e stabilisce che da quel momento l’8 marzo si celebrerà la Giornata internazionale dell’operaia.
Il Partito Comunista Italiano, nato nel gennaio del 1921, celebrerà per la prima volta in Italia la “giornata internazionale della donna” l’anno successivo, ma lo farà 12 marzo.

Vale la pena ricordare anche alcuni passaggi in merito a queste più volte citate mobilitazioni per il suffragio femminile.
Il primo Paese che introduce il vero suffragio universale è la Nuova Zelanda nel 1893. Il primo che lo fa in Europa è la Finlandia nel 1905, da cui quelle prime tre parlamentari presenti nel 1910 alla Seconda Conferenza delle donne socialiste. La guerra mondiale porterà ad un movimento inarrestabile verso il suffragio maschile nel 1918/1919 ma per il suffragio femminile l’introduzione è solo in Gran Bretagna e Russia. Per l’Italia sappiamo che le prime donne sono ammesse al voto alla scadenza amministrativa del 1945 per mezzo di una particolare interpretazione delle norme vigenti e con pienezza di diritto il 2 giugno 1946 nel duplice voto politico e istituzionale. Infine avverrà secondo il quadro della Costituzione della Repubblica il 18 aprile del 1948.

Torniamo alla Giornata della Donna. In Italia, la neonata UDI – Unione Donne Italiane – tiene la prima giornata della donna nelle zone liberate l’otto marzo 1945. Nel 1946 la Giornata della Donna potrà essere celebrata nell’talia pienamente liberata e l’UDI sceglierà la mimosa come semplice simbolo di questa ricorrenza di lotta.

Molti rilevano che per anni in Italia l’otto marzo è rimasta una celebrazione importante ma circoscritta in particolare  alla sensibilità della sinistra. Saranno gli sconvolgimenti culturali, civile e politici successivi al biennio 1968/1969 a cambiare il clima intorno all’otto marzo. In particolare va ricordato il passaggio della manifestazione delle donne in Campo de’ fiori a Roma per l’otto marzo 1972. Ventimila donna riempirono quella piazza insieme ad un eccezionale spiegamento di forze dell’ordine in atteggiamento antisommossa che più volte caricò le manifestanti. Manifestazione femminista dai temi caldissimi, divorzio, aborto, diritti civili, appena un anno dopo l’approvazione in parlamento della legge sul divorzio e due anni prima del referendum abrogativo del 1974 che farà da vero spartiacque per la vicenda storica delle battaglie femministe e sui diritti civili nel nostro Paese.
Consiglio di andare a vedere le immagini che la Rai è in grado di metterci a disposizione su quella mattina dell’otto marzo 1972, i volti, le voci e i comportamenti in quella piazza

https://www.raicultura.it/webdoc/otto-marzo/index.html#accaddeoggi


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