Mercoledì 19 Febbraio 2025

Un nuovo ordine mondiale o “a business transaction”?

Un nuovo ordine mondiale sta nascendo già solo perché la politica è trattata “as a business transaction” (Trump) o come la autocratica decisione di chi muove otto milioni di baionette (Putin).

Siamo ad un passaggio storico evidente, di quelli che lasciano qualche rigo o addirittura un paragrafo sui manuali scolastici. Nessun passaggio storico è mai repentino o improvviso perché la storia è processo e mai evento. Ma gli eventi rendono visibile i processi e ne accelerano il corso e la comprensione. Noi siamo dentro ad un processo storico – politico avviato quell’undici settembre 2001, tracciato dalla guerra americana del 2003 e dal discorso a Monaco di Putin nel 2007, reso evidente dall’invasione russa dell’Ucraina del 09 marzo 2014 e accelerato dalla guerra del 22 febbraio 2022. La prima presidenza Trump l’abbiamo letta tutta dentro al “furore” americano successivo all’undici settembre, la seconda presidenza continua tale dinamica ma il quadro attorno si è appunto accelerato e tende a condensarsi in eventi trasformativi.

Un nuovo ordine mondiale sta nascendo già solo perché la politica è trattata “as a business transaction” (Trump) o come la conseguenza di otto milioni di baionette (Putin).

Dice Luciana Grosso nella sua NewsLettter (che sempre raccomando) La spada nella roccia del 16 febbraio 2025, “Manteniamo la calma”. “Il fatto che la strada per l’adesione dell’Ucraina alla NATO possa essere sbarrata, invece, interessa moltissimo a Donald Trump. E la ragione l’ha detta Trump stesso: le materie prime ucraine. Se l’Ucraina non dovesse aderire alla NATO, si troverebbe nella condizione scomoda di essere confinante con un Paese (la Russia) che non fa mistero di volerla invadere, e priva di un’alleanza che potrebbe difenderla. A questo punto entrerebbe in gioco Trump, proponendo all’Ucraina la protezione americana in cambio del libero accesso alle materie prime del Paese. Un affarone, per gli Stati Uniti. Un po’ meno per l’Ucraina. E non a caso, ieri Zelenski si è rifiutato di firmare un accordo che gli era stato proposto dall’amministrazione USA per cedere metà (metà!) delle sue terre rare in cambio di protezione militare. (Nota di metodo: le alleanze servono esattamente a questo: la protezione militare, nel caso in cui serve, non si compra e non si paga, ma si sancisce con accordi e politica. Altrimenti tutto si paga e tutto si compra e se poi arriva uno che ti dice: “Ciao ti dò più terre rare di quell’altro” salta tutto).”

Aggiungiamo: il presidente degli USA ha proposto pubblicamente al Presidente ucraino di pagare con metà delle terre rare ucraine non la futura protezione ma quella decisa, approvata dal Congresso e consegnata dalla precedente amministrazione. (Ehi, il rubinetto da oggi è chiuso e secondo me hai un bel debito da pagare con tutto quello che ti abbiamo dato. Tutti in Europa pensate di fregarci).

Questa intervista a Raphaël Glucksmann è comparsa sul Corriere della Sera a cui riamando ed è parte della discussione pubblica da qualche giorno. Per questo mi permetto di riportarla per esteso.

Intervista al “Corriere della Sera”, 14 febbraio 2025

Glucksmann: «Trump e l’Ucraina? È la fine dell’Occidente. L’Europa è sotto choc, i nostri eserciti saranno presto alla prova»

Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese del gruppo S&D: «L’Unione è divisa in tre blocchi: i filorussi come l’Ungheria, i veri amici di Kiev come i Baltici, e poi molti esitanti. Come noi»

PARIGI – «Per l’Ucraina e per l’Occidente è una catastrofe, perché a Trump interessano solo le terre rare dell’Ucraina ed è pronto a cedere alle richieste di Putin. A Monaco il vicepresidente americano Vance incontrerà Zelensky, ma i giochi sono già fatti. La conferenza di Monaco ha la forza del simbolo: una resa, come nel 1938. È la fine dell’Occidente per come lo conosciamo», dice Raphaël Glucksmann, deputato a Strasburgo e grande protagonista a sinistra della politica francese, da sempre impegnato a favore dell’Ucraina e contro l’imperialismo del Cremlino.

L’Unione europea riuscirà a fare intendere la sua voce?

«Lo spero, ma i dirigenti europei non hanno ancora preso la misura di quello che è accaduto a Washington con Trump alla Casa Bianca. Ursula von der Leyen sarà a Monaco e dovrebbe fare sentire un messaggio europeo forte, malgrado le divisioni tra Stati membri. Ma è sotto choc, paralizzata, la sua formazione di cristiano-democratica all’antica la fa ragionare sempre sulla base dell’alleanza irrinunciabile con gli Stati Uniti, unica garanzia di democrazia per lei e per gran parte della classe dirigente tedesca…».

E gli altri Paesi europei?

«Sta prendendo forma una divisione in tre blocchi. Da una parte i Paesi chiaramente filo-russi, l’Ungheria di Orbán e la Slovacchia di Fico; dall’altra i baltici, gli scandinavi e la Polonia, gli unici che aiutano davvero l’Ucraina e che si stanno già preparando a una nuova guerra, sul suolo dell’Unione europea, nei prossimi anni; e poi coloro che esitano, la Germania ma anche l’Italia e la Francia, che ripetono le formule sulla vicinanza all’Ucraina ma nel concreto fanno ben poco».

Eppure, Emmanuel Macron un anno fa proponeva di inviare truppe

«Sì ma al di là dei proclami la Francia non ha impedito che TotalEnergies continuasse a essere il primo investitore al mondo nel gas naturale liquefatto russo, e ha lasciato la francese Framatome collaborare con i russi nel nucleare civile nell’Europa dell’Est; e poi la Francia non ha inviato abbastanza armi all’Ucraina, l’unica cosa che ci chiedeva Kiev. La Danimarca ha quasi sguarnito il proprio esercito pur di aiutare gli ucraini. I grandi Paesi europei hanno fatto molto meno».

La prospettiva di un allargamento della guerra in Europa non è paradossale, adesso che si parla di negoziati per una imminente fine del conflitto?

«No, perché Putin è incoraggiato ad andare avanti. Tutti i servizi di sicurezza europei, da Riga a Berlino, dicono la stessa cosa: Putin metterà alla prova direttamente le nostre difese nei prossimi anni. Ascoltiamoli!».

Trump sembra riprendere le tesi del Cremlino. «Trump fa propria una propaganda putiniana che dura da anni.

«Dal riferimento ai morti della Seconda guerra mondiale, al concetto di “buon senso” ai toni rispettosi riservati a Putin. Che differenza con il disprezzo usato nei confronti degli alleati della Nato, dal Canada che deve diventare il 51° Stato americano alla Danimarca alla quale vuole sottrarre la Groenlandia. In sostanza, Trump pretende che Zelensky finanzi l’aiuto americano, e non quello futuro ma quello già stanziato, cedendo le terre rare. Putin, purtroppo, sta ottenendo uno straordinario successo».

Successo anche militare?

«No, quello è l’unico che sfugge alla Russia. Putin non ha vinto sul campo di battaglia, nonostante le zone occupate e i pochi chilometri rosicchiati mese dopo mese. Da un punto di vista militare la situazione è ancora aperta. Putin ha vinto dal punto di vista politico».

Dividendo l’Occidente?

«Sì, Putin sta riuscendo nell’obiettivo storico dell’Unione sovietica e poi della Russia, ovvero separare gli occidentali, e in particolare l’Europa dall’America. È una conquista inestimabile. Quando si è accorto che non riusciva a prendere Kiev in tre giorni, Putin è passato alla guerra di attrito, confidando nel fatto che gli occidentali non avrebbero tenuto. Gli ucraini al fronte continuano a resistere, al prezzo di enormi sacrifici. Siamo noi, nelle retrovie, ad avere mollato».

Che cosa succederà ora? Che cosa potrebbe fare l’Europa in risposta a Trump?

«Siamo al momento di svolta. I dirigenti europei potrebbero scuotersi dal loro torpore, per esempio destinando immediatamente all’Ucraina i 200 miliardi di beni pubblici russi congelati nelle nostre banche. I Paesi baltici, gli scandinavi e la Polonia sanno di essere in prima linea e cominciano a prepararsi. Se gli altri Stati europei ignorano il pericolo, Putin avrà centrato l’obiettivo totale, dividere non solo gli europei dagli americani ma anche gli europei al loro interno».

All’inizio della guerra si parlava della salute precaria di Putin, poi c’è stata l’insubordinazione di Prigozhin a capo del gruppo Wagner… Ora invece il potere del Cremlino sembra saldo e incontestato.

«E lo sarà sempre di più, se Putin verrà premiato per avere invaso l’Ucraina. Sono le sconfitte militari a fare cadere i dittatori, ricordiamoci di Hitler, Mussolini o Milosevic. Non importano le sofferenze del popolo, non importa quante centinaia di migliaia di ragazzi russi Putin abbia mandato a morire al fronte. Trump gli sta dando ragione, Putin sarà ancora più forte davanti alla sua opinione pubblica. E, se non facciamo qualcosa, non si fermerà».


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