Ad un anno di distanza da quella nostra lettera
1. Il 3 agosto dello scorso anno, Lucca@Europa si è rivolta alle istituzioni europee nella persona della Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, del Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, e della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, sollecitandole ad assumere senza indugio decisioni politiche e umanitarie, utili a porre fine alle violazioni del diritto internazionale e umanitario a Gaza da parte del governo israeliano che hanno causato e ancora mietono migliaia di vittime civili.
Vista la situazione a Gaza, dove in quei giorni si registravano anche i primi morti per fame, volevamo far arrivare a Bruxelles la voce di un gruppo di cittadini, impegnati nella loro città a promuovere i valori e i principi dell’Unione Europea ed esprimere tutta la nostra preoccupazione e tutto il nostro disagio per la mancanza di adeguate iniziative politiche, diplomatiche e economiche da parte dell’Unione.
Scrivevamo nella nostra lettera: «Per le responsabilità istituzionali che rivestite, vi chiediamo di assumere senza indugio le necessarie decisioni politiche e umanitarie, per porre fine al massacro senza fine che, dopo l’eccidio di Hamas del 7 ottobre 2023, si sta consumando da oltre un anno a Gaza, con distruzioni sistematiche da parte dell’esercito di Israele, migliaia di morti civili, ora anche per fame. (…) Ora l’inerzia politica e diplomatica in quell’area diviene colpevole complicità dei crimini di guerra e contro l’umanità che ogni giorno la politica genocida del governo Netanyahu sta compiendo».
2. Il 6 e 13 agosto 2025 sono pervenute a Lucca@Europa le prime risposte, rispettivamente della Presidente Metsola e del Presidente Costa. Poi un lungo silenzio fino allo scorso 22 giugno, quando ci è arrivata la risposta congiunta della Presidente Von der Leyen e dell’Alto rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas, che preliminarmente pregano Lucca@Europa di accettare le loro “più sincere scuse per il ritardo”.
Nella sua risposta la presidente Metsola evidenzia che, secondo i Trattati, il Parlamento Europeo può assumere posizioni politiche in merito ad eventi internazionali ma le decisioni di politica estera dipendono dalla volontà dei governi, così come l’applicazione di sanzioni nei confronti di uno stato.
Da parte sua il Presidente Costa scrive di condividere le preoccupazioni espresse nella nostra lettera e di averle in più occasioni ribadite nell’esercizio della sua funzione. Richiama l’obbiettivo dei “due popoli, due stati”, sola via praticabile per giungere ad una soluzione pacifica.
La presidente Von der Leyen e l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kallas, sottolineano l’impegno diplomatico e umanitario della Commissione, concretizzatosi in significativi aiuti forniti dall’Unione Europea a Gaza e all’Autorità Palestinese; ricordano che la commissione è pronta a contribuire al piano per porre fine al conflitto di Gaza come previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2803 del 17 novembre 2025 e ribadiscono che l’obiettivo da perseguire è sempre “due popoli, due stati”.
3. Le risposte sono argomentate e documentate, fanno riferimento sia alle iniziative o agli interventi finora presi dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione, che alle competenze di ciascuna istituzione europea. Non sono risposte di circostanza ma rimangono largamente insoddisfacenti, non solo perché a Gaza la situazione è sempre drammatica, dato che i combattimenti non sono di fatto mai del tutto cessati e continua il rischio di malnutrizione bambini (fonti l’Unicef e Save The Children), ma anche perché il ruolo e l’azione delle istituzioni europee è stato fino ad oggi inadeguato alla gravità della situazione e a quanto ci aspettavamo dalla autonoma iniziativa dell’Unione Europea, visto l’impegno politico e umanitario da sempre svolto nella striscia di Gaza.
Nelle loro risposte, inoltre, non si fa cenno alla regola della unanimità che nell’ambito del Consiglio Europeo ha impedito negli ultimi due anni di adottare concrete forme di pressione sulle parti e l’assunzione di significativi provvedimenti e sanzioni nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu. Con la conseguenza che, al di là delle intenzioni dichiarate, permane l’inerzia politica e diplomatica dell’Unione Europea la quale mostra fino ad oggi di non essere in grado di svolgere un ruolo nell’area, per riaffermare le regole del diritto internazionale e la presenza delle Nazioni Unite. E soprattutto per ricreare le condizioni di una ripresa del processo di pace.
4. Le risposte pervenute sono tuttavia di particolare interesse se guardiamo all’ attenzione mostrata dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione nei confronti dei suoi cittadini. Ad una richiesta inviata da una associazione, una delle tante presenti nei paesi membri, le istituzioni europee hanno dato una risposta: non un semplice, generico ringraziamento, ma una risposta nel merito. Segno che, in particolare per il Parlamento e la Commissione, la relazione con i cittadini riveste grande importanza.
Rispondere (non far finta di nulla, come avviene troppo spesso nel rapporto stato e cittadini specie in Italia) è un esempio di buona prassi istituzionale del nostro essere europei e, soprattutto, di rispetto nei confronti dei cittadini.
Una relazione che tutti, governi, partiti, sindacati, associazioni, i parlamentari europei innanzitutto, ciascuno con le proprie responsabilità, dovrebbero coltivare affinché l’Unione Europea cresca insieme alle sue città sempre più come comunità democratica, la quale è linfa vitale del processo di integrazione europea.
Riferimenti
Si vedano i siti di Unicef e di Save the Children (consultati 30 giugno 2026). Si veda anche la testimonianza del Patriarca latino di Gerusalemme in visita a Gaza il 22 e 23 giugno scorsi: «Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bambini, si vedono ovunque ma, anziché andare a scuola, giocano, sporchi, accanto alle fogne». Una situazione che non accenna ad alcun miglioramento neppure dopo il cessate-il-fuoco perché, prosegue Pizzaballa, «se un po’ di cibo ad oggi riesce ad entrare, tutto il resto è ancora proibito. I prodotti dual use non possono entrare. E con dual use si intendono persino i banchi di scuola, le matite, i quaderni, il vetro con cui si fanno le finestre. Noi vogliamo riaprire le scuole, ma manca quasi tutto. Si cerca di rimediare riciclando pezzi qua e là». Pizzaballa: “Gaza è un disastro. Non lasciamo sola la Terra Santa” – Vatican News (consultato 1° luglio 2026)

Puoi proseguire leggendo la Lettera del 3 agosto 2025
Puoi proseguire leggendo la risposta da European Parliament Ask EP del Parlamento Europeo
Puoi proseguire leggendo la risposta del Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea
Puoi proseguire leggendo la risposta a nome della Presidente della Commissione europea e dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
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